L’intelligenza artificiale entra sempre più concretamente nelle scelte di salute degli italiani, ma senza sostituire il rapporto con il professionista sanitario. È uno dei messaggi più rilevanti dello Stada Health Report 2026, presentato a Milano da Eg Stada Group, in collaborazione con Il Sole 24 Ore.
Secondo il focus italiano della ricerca, il 59% degli intervistati non esclude la possibilità di ricorrere a una consulenza sanitaria basata sull’Ia invece di rivolgersi direttamente a un medico. Un’apertura significativa, accompagnata, però, da numerose cautele: il 23% accetterebbe il supporto dell’intelligenza artificiale soltanto potendo successivamente confrontarsi con un professionista sanitario, il 13% la utilizzerebbe come secondo parere e l’11% soltanto in presenza di disturbi lievi.
La ricerca, condotta da Human8 per conto di Stada su 2.000 italiani tra i 18 e i 76 anni, nell’ambito di un’indagine realizzata in 20 Paesi tra febbraio e marzo 2026, fotografa un cittadino sempre più interessato alle nuove tecnologie, ma non ancora disposto a delegare completamente a un algoritmo le decisioni sulla propria salute.
Ia già utilizzata per capire diagnosi e fare prevenzione
Per il momento, una parte consistente della popolazione rimane distante dagli strumenti di intelligenza artificiale: il 44% degli intervistati dichiara di non utilizzarli per questioni legate alla salute. Tra chi, invece, ha già iniziato a farlo, gli impieghi più frequenti riguardano la comprensione delle diagnosi ricevute, indicata dal 31%, e la ricerca di suggerimenti per la prevenzione e gli stili di vita, dal 25%.
È un dato particolarmente interessante anche per la farmacia. Significa, infatti, che una quota crescente di cittadini potrebbe presentarsi al banco dopo aver già interrogato un sistema di Ia su sintomi, patologie, farmaci o comportamenti preventivi. In questo scenario, il farmacista può assumere un ruolo sempre più importante nella verifica delle informazioni, nella loro contestualizzazione e nell’orientamento verso il corretto percorso assistenziale.
Le preoccupazioni rimangono, del resto, molto concrete: il 52% teme errori o diagnosi errate, mentre il 36% indica fra i principali rischi l’utilizzo dei dati sanitari senza consenso e un altro 36% teme una riduzione dell’interazione umana. Parallelamente, le aspettative nei confronti dell’innovazione sono elevate: il 44% degli italiani si aspetta dall’Ia diagnosi più rapide, il 39% un’assistenza sanitaria meno costosa e il 35% una maggiore facilità di accesso ai servizi, soprattutto nei territori più svantaggiati.
Il farmacista resta un riferimento per l’educazione alla salute
Il dato forse più rilevante per la farmacia emerge, però, dal capitolo dedicato al futuro dei professionisti sanitari. Il 74% degli italiani considera medici, farmacisti e altri operatori sanitari i principali responsabili dell’educazione alla salute. Una percentuale che conferma come, anche in uno scenario caratterizzato da crescente digitalizzazione, il rapporto con il professionista mantenga un valore difficilmente sostituibile.
Secondo il 45% del campione, in futuro i professionisti sanitari saranno, infatti, maggiormente coinvolti nell’offerta di consulenze digitali e a distanza. Per il 31% avranno anche una funzione crescente di interpreti e mediatori degli strumenti di intelligenza artificiale, mentre il 26% immagina un rafforzamento del loro ruolo come punti di riferimento umani e affidabili.
La preferenza per il contatto diretto emerge anche dalle modalità con cui gli italiani vorrebbero accedere ai servizi sanitari. L’incontro in presenza è indicato come modalità preferita dal 78% per screening e controlli preventivi, dal 78% per i consulti medici e dal 69% per le consulenze del farmacista.
Il messaggio che arriva dal Report non sembra, quindi, quello di una contrapposizione fra tecnologia e professionista, quanto piuttosto di una progressiva integrazione: più l’informazione sanitaria diventa accessibile attraverso strumenti digitali e sistemi generativi, più può aumentare il bisogno di figure capaci di interpretarla, verificarla e trasformarla in indicazioni comprensibili e appropriate.
Cala la soddisfazione per il sistema sanitario
Il rapporto con l’innovazione si inserisce, inoltre, in un contesto di crescente difficoltà percepita nell’accesso alle cure. Nel 2026 la soddisfazione degli italiani per il sistema sanitario si ferma al 45%, rispetto al 48% rilevato l’anno precedente. A pesare maggiormente sono i tempi di attesa e la carenza di personale, indicati dal 73% degli intervistati fra le principali criticità. Seguono l’invecchiamento della popolazione e la crescita delle patologie croniche, segnalati dal 57%, e le difficoltà di accesso a un’assistenza economicamente sostenibile, citate dal 55%.
Non tutte le componenti del sistema vengono, però, giudicate allo stesso modo. L’accesso ai farmaci raccoglie una valutazione positiva dal 59% del campione, risultando uno degli aspetti maggiormente apprezzati. Molto più basse le percentuali relative al supporto alla salute mentale, 21%, alla disponibilità di strumenti e servizi digitali, 23%, e all’assistenza agli anziani, 24%.
Per la farmacia territoriale, il dato sull’accesso al farmaco assume un valore particolare: in uno scenario in cui i cittadini percepiscono maggiori difficoltà nel raggiungere altri livelli dell’assistenza, la capillarità della rete delle farmacie può rafforzarne ulteriormente la funzione di primo punto di contatto con il sistema sanitario.
Longevità: cresce la domanda di prevenzione
Un altro fronte evidenziato dal Report riguarda la longevità. Il 58% degli italiani dichiara di guardare con preoccupazione all’invecchiamento, percentuale che arriva al 65% tra le donne. I timori principali riguardano la possibilità di avere bisogno di assistenza, citata dal 65% degli intervistati, e il declino cognitivo, indicato dal 64%.
Allo stesso tempo, il 78% considera importante vivere il più a lungo possibile ed emerge una forte disponibilità a modificare i propri comportamenti per preservare la salute: l’84% sarebbe disposto a ridurre zucchero e dolci, il 78% il tempo trascorso davanti agli schermi, il 77% il consumo di fast food e il 73% quello di alcol. Anche questo dato apre uno spazio operativo per la farmacia, soprattutto nell’area della prevenzione, del counselling sugli stili di vita e dei servizi rivolti alla popolazione anziana e ai pazienti cronici.
«L’edizione 2026 dello Stada Health Report conferma come gli italiani guardino al futuro della salute con un mix di apertura e pragmatismo», ha osservato Luca Vitaloni, Associate Director di Human8, sottolineando come all’interesse verso innovazione e intelligenza artificiale continui ad affiancarsi «il valore della relazione umana con medici e farmacisti». Per Salvatore Butti, General Manager & Managing Director di Eg Stada Group, digitalizzazione e Ia possono contribuire a rendere il percorso di cura «più semplice, tempestivo e vicino ai bisogni delle persone», all’interno, però, di un modello nel quale la relazione umana deve continuare a essere centrale.
In conclusione, lo Stada Health Report descrive una transizione che è già iniziata. Sempre più cittadini potranno arrivare in farmacia con informazioni, ipotesi o consigli ottenuti attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Per il farmacista cresce, quindi, il valore del counselling: verificare l’attendibilità delle informazioni, individuare eventuali rischi legati all’automedicazione, orientare correttamente il paziente e spiegare quando sia necessario rivolgersi al medico. Il dato secondo cui quasi sette italiani su dieci continuano a preferire la consulenza del farmacista in presenza mostra, infine, che la digitalizzazione non elimina il valore della prossimità. Può, al contrario, rendere ancora più strategica la capacità della farmacia di combinare accessibilità, competenza professionale, prevenzione e relazione umana.
