Liste d’attesa troppo lunghe, carenza di medici e infermieri e costi delle cure sempre più elevati. Sono queste le principali criticità del Servizio sanitario nazionale secondo gli italiani. A evidenziarlo è un’indagine demoscopica realizzata da Fpa, società del Gruppo Digital360, in collaborazione con l’Istituto Piepoli, su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. I risultati sono stati presentati in occasione di Forum Pa Sanità 2026.
A preoccupare maggiormente i cittadini sono soprattutto i tempi di attesa per visite, esami e prestazioni sanitarie, indicati dal 74,2% degli intervistati come una delle principali criticità del sistema. Seguono la carenza di personale sanitario (55,6%), i costi sostenuti direttamente dalle famiglie per curarsi (38,8%) e le difficoltà di accesso ai servizi (29%).
Uno scenario che, guardando ai prossimi dieci anni, non sembra destinato a migliorare nella percezione degli intervistati. Il 55,2% teme un’ulteriore carenza di medici e infermieri, il 53,7% un allungamento delle attese e il 49,4% un aumento della spesa sanitaria a carico delle famiglie.
Il digitale come risposta alle criticità del Ssn
Di fronte a queste difficoltà, gli italiani guardano con crescente interesse all’innovazione tecnologica e organizzativa, riconoscendone il potenziale nel migliorare l’accessibilità e l’efficienza del sistema sanitario. In particolare, l’82,1% considera utile la digitalizzazione per prenotazioni, accettazioni e pagamenti, il 79,4% per favorire il coordinamento tra medico di famiglia, specialisti e ospedale e il 77,9% per migliorare la comunicazione tra medico e paziente. Il 74,5% ritiene inoltre che l’innovazione possa contribuire a ridurre le liste d’attesa.
L’atteggiamento favorevole nei confronti del digitale, tuttavia, non si traduce ancora in un utilizzo diffuso di tutti gli strumenti disponibili. Le soluzioni più familiari restano quelle legate alle attività quotidiane: il 74,4% degli intervistati si dichiara a proprio agio con le ricette elettroniche, il 67,3% con i referti online e il 63,1% con le applicazioni per le prenotazioni.
Più limitata, invece, la diffusione dei servizi avanzati: il 42,1% non ha mai utilizzato una televisita, il 38% dispositivi indossabili per monitorare la salute e il 34,2% strumenti di intelligenza artificiale per ricevere informazioni o orientamento sanitario.
Proprio l’intelligenza artificiale rappresenta uno degli ambiti sui quali emerge una maggiore cautela. Soltanto il 57,2% degli intervistati considera utile l’innovazione, anche attraverso l’Ia, come supporto all’attività di medici e operatori sanitari. Una percentuale sensibilmente inferiore rispetto al consenso registrato per gli strumenti digitali destinati a semplificare l’accesso ai servizi.
«Dall’indagine emerge come i cittadini non respingano il digitale, anzi lo utilizzino sempre di più», ha commentato Mariano Corso, co-fondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e presidente di P4I – Partners for Innovation. Secondo Corso, il prossimo passo sarà rendere familiari anche gli strumenti più avanzati, attraverso un percorso di accompagnamento che ne dimostri concretamente i benefici e ne favorisca l’integrazione nei percorsi di cura.
Accessibilità e rapidità: le priorità dei pazienti
Dalla ricerca emerge, infine, un altro elemento significativo: nella scelta delle strutture sanitarie, i cittadini attribuiscono particolare importanza alla tempestività delle prestazioni e, subito dopo, alla fiducia nei professionisti. La tecnologia, quindi, non viene considerata un valore in sé, ma uno strumento che deve tradursi in risultati concreti: tempi più brevi, servizi più accessibili, migliore coordinamento tra professionisti e continuità assistenziale.
Una sfida che riguarda l’intero sistema sanitario e che chiama in causa anche l’evoluzione dei servizi territoriali, comprese le farmacie, sempre più coinvolte nei percorsi di prossimità e nell’accesso alle prestazioni sanitarie.
