L’intelligenza artificiale non è più uno scenario futuro della sanità europea: è già entrata nella gestione quotidiana della salute. Secondo lo Stada Health Report 2026 dal titolo significativo “AI Is Transforming Healthcare”, l’82% degli europei è favorevole al fatto che l’AI possa avere un ruolo nella propria assistenza sanitaria, mentre il 55% la utilizza già in relazione alla salute. Il report, basato su un’indagine rappresentativa condotta da Human8 tra febbraio e marzo 2026 in 20 Paesi, inclusa l’Italia, fotografa un passaggio strutturale: cittadini più autonomi, sistemi sanitari sotto pressione e una crescente richiesta di servizi ibridi, capaci di unire tecnologia e relazione professionale.
Il contesto è quello che le farmacie conoscono bene: la soddisfazione verso i sistemi sanitari pubblici europei resta ferma al 56%, in lieve calo rispetto al 58% del 2025. Due cittadini su tre, il 67%, indicano la carenza di operatori sanitari e i lunghi tempi di attesa come la principale sfida del proprio Paese. Il 43% segnala anche il rischio di accesso a cure economicamente sostenibili, mentre pesano l’invecchiamento della popolazione e le cronicità, citate dal 56%, e l’aumento dei disturbi mentali, indicato dal 53%.
Se fossero ministri della Salute per un giorno, gli europei partirebbero da un punto molto concreto: ridurre le attese aumentando la disponibilità di professionisti sanitari: lo farebbe il 58% degli intervistati a livello europeo, ma il dato sale al 73% in Italia, il valore più alto tra i Paesi citati nel report. Al secondo posto c’è il miglioramento dell’accesso alle cure primarie, indicato dal 49% degli europei e dal 57% degli italiani. Per la farmacia di comunità, questo dato intercetta una tendenza già evidente: quando l’accesso al medico diventa più difficile, il cittadino cerca risposte più vicine, rapide e comprensibili.
In risposta alla pressione sui sistemi sanitari, gli europei stanno assumendo un ruolo più attivo nella gestione della propria salute. Il 78% si sente preparato a prendersi cura di sé, l’85% utilizza almeno uno strumento di monitoraggio -dai dispositivi domestici ai fitness tracker- e il 94% ricorre all’automedicazione per almeno alcuni disturbi. È un dato centrale per la farmacia: più autonomia non significa automaticamente più appropriatezza. Al contrario, aumenta il bisogno di counselling su sintomi, farmaci da banco, integratori, interazioni, durata dei trattamenti e segnali di invio al medico.
L’AI si inserisce esattamente in questo spazio. Il 55% degli europei la usa già per temi legati alla salute, mentre una quota rilevante, il 43%, sarebbe disposta a rendere accessibile all’AI la propria cartella clinica per migliorare diagnosi, prevenzione o trattamento. Quasi un europeo su due, il 49%, dichiara di fidarsi già o di essere disposto a fidarsi di una diagnosi fornita dall’intelligenza artificiale. Ma il report mostra anche un confine netto: l’AI è accolta come supporto, non come sostituto della relazione clinica.
Lo riassume Peter Goldschmidt, Ceo di Stada: il dibattito sui pazienti consapevoli e autonomi sta accelerando, e l’AI sta spingendo questa evoluzione a una velocità nettamente superiore. “Gli europei” sottolinea “non sono più semplicemente pazienti in attesa in una fila, ma partecipanti attivi che combinano azione personale, strumenti digitali e consulenza professionale”. Per tutti gli operatori sanitari, farmacie incluse, il punto non è se adattarsi, ma come farlo.
La farmacia mantiene un ruolo forte
La fiducia, però, continua ad avere un volto umano. Il 77% degli europei si affida al proprio medico di medicina generale o ad altri professionisti sanitari per le decisioni legate alla salute, e circa otto su dieci preferiscono recarsi di persona dal medico. Anche la farmacia mantiene un ruolo forte: il 57% degli intervistati indica i farmacisti tra i principali riferimenti che influenzano le decisioni sanitarie. È un dato particolarmente rilevante perché conferma la farmacia come presidio di prossimità anche in un contesto in cui chatbot, app, piattaforme e strumenti digitali diventano sempre più presenti.
L’apertura verso l’AI è maggiore nelle attività amministrative e di supporto. Il 50% degli europei accetterebbe l’uso dell’AI per gestire appuntamenti e follow-up; il 36% la considera utile per prendere appunti durante le visite e per monitorare patologie croniche. Ma emergono anche timori chiari: il 38% teme una riduzione dell’interazione umana in un sistema più automatizzato, mentre il 35% è preoccupato da un possibile peggioramento della qualità della comunicazione con i professionisti sanitari.
Il messaggio operativo è chiaro: l’AI non riduce il bisogno di farmacisti, lo trasforma. Il 41% degli europei si aspetta dagli operatori sanitari più consulti digitali e a distanza; il 30% ritiene che diventeranno ancora più importanti come interlocutori umani affidabili; il 26% chiede loro di agire come consulenti e interpreti capaci di aiutare i pazienti a orientarsi nel crescente flusso di informazioni sanitarie. Solo il 20% pensa che l’importanza degli operatori sanitari diminuirà a causa dell’AI.
Per la farmacia di comunità questo significa evolvere da punto di dispensazione a hub ibrido di salute: fisico, digitale e consulenziale. Il paziente arriverà sempre più spesso al banco con informazioni raccolte online, risposte generate da AI, dati da dispositivi di monitoraggio e domande su automedicazione, prevenzione e percorsi cronici. Il valore professionale sarà nel trasformare questa massa di input in decisioni sicure: quando rassicurare, quando correggere, quando consigliare un OTC, quando sconsigliare il fai-da-te e quando indirizzare al medico.
In conclusione
Lo Stada Health Report 2026 conferma che il farmacista deve prepararsi a un paziente più informato, più digitale e più autonomo, ma non necessariamente più sicuro nelle proprie scelte. La priorità è rafforzare il counselling al banco su automedicazione, uso appropriato degli Otc, integratori, interazioni e sintomi che richiedono invio al medico.
Secondo punto: la farmacia fisica resta un vantaggio competitivo, ma deve diventare più ibrida. Servizi digitali, reminder terapeutici, follow-up, monitoraggio dei parametri, consegna con consulenza e supporto ai pazienti cronici possono rafforzare la relazione se restano collegati alla competenza del farmacista.
Infine, l’AI va presidiata, non subita e il farmacista può diventare l’interprete dell’informazione sanitaria generata da chatbot, app e dispositivi, aiutando il cittadino a distinguere tra informazione utile, suggerimento generico e decisione clinica che richiede un professionista.
