Il farmacista può contribuire a ridurre l’uso inappropriato della vancomicina nei pazienti pediatrici

Il coinvolgimento attivo del farmacista nei programmi di antimicrobial stewardship può favorire una gestione più appropriata della terapia antibiotica e ridurre l’esposizione non necessaria ai farmaci ad ampio spettro.

Lo studio è stato condotto presso la Mayo Clinic e ha coinvolto pazienti pediatrici trattati con vancomicina per sospetta infezione respiratoria. L’intervento prevedeva l’introduzione di un alert nella cartella clinica elettronica che invitava il farmacista, durante la validazione della prescrizione, a richiedere il tampone nasale per Mrsa nei casi in cui non fosse già stato effettuato. Il test, caratterizzato da un elevato valore predittivo negativo, può, infatti, aiutare a escludere con buona affidabilità il coinvolgimento del microrganismo e supportare una più rapida sospensione della terapia anti-Mrsa quando non necessaria.

Il valore clinico dell’intervento

Paolo Levantino

L’analisi ha confrontato i dati raccolti prima e dopo l’introduzione del protocollo. I risultati hanno mostrato una riduzione del 36% della durata media della terapia con vancomicina, passata da 53 a 34 ore. Contestualmente è diminuito anche il numero medio di dosi somministrate e si è ridotta la necessità di effettuare il monitoraggio delle concentrazioni plasmatiche del farmaco, con una conseguente semplificazione della gestione clinica dei pazienti.

Un elemento altrettanto importante riguarda la sicurezza dell’intervento: la sospensione più precoce della vancomicina non ha determinato un aumento delle riospedalizzazioni, né della necessità di riprendere una terapia anti-Mrsa nei 30 giorni successivi alla dimissione.

Un modello che guarda anche al territorio

Sebbene lo studio sia stato sviluppato in ambito ospedaliero, il suo messaggio può essere letto anche in una prospettiva territoriale. La disponibilità di test diagnostici in farmacia, infatti, apre alla possibilità di integrare sempre di più il dato microbiologico nei percorsi di appropriatezza terapeutica e di uso responsabile degli antibiotici.

Il valore aggiunto non è rappresentato soltanto dall’esecuzione del test, ma dalla capacità del farmacista di interpretarne il significato nel contesto clinico del paziente, favorire il dialogo con il medico prescrittore e contribuire a decisioni più mirate.

Pur trattandosi di uno studio monocentrico e retrospettivo, i risultati confermano, dunque, il contributo che il farmacista può apportare alla qualità delle cure attraverso attività di antimicrobial stewardship. L’esperienza dimostra come l’integrazione tra competenze professionali, strumenti diagnostici e supporti digitali possa tradursi in una riduzione dell’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro, con potenziali benefici sia per il paziente, sia per il contrasto dell’antimicrobico-resistenza.

 

Fonte: James K, Patel T, Jensen K, Rajapakse N, Heyliger J, Lee G, et al. A quality improvement project to increase pharmacist-initiated methicillin resistant Staphylococcus aureus nasal swab PCR for vancomycin de-escalation in pediatric patients with respiratory tract infections. J Pediatr Pharmacol Ther. 2026;31(3):413-418. doi:10.5863/JPPT-25-00080.

 

di Paolo Levantino, farmacista clinico e segretario nazionale Fenagifar

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