Cassetto e conto corrente aziendale: attrazione fatale

La gestione del conto corrente aziendale e del cassetto è una fase della routine quotidiana dei titolari da maneggiare con cautela. Con la nostra esperta, Paola Castelli, analizziamo il comportamento corretto che il titolare ovvero i soci di società, titolare di farmacia/e, devono tenere al riguardo.

 

Paola Castelli, dottore commercialista, revisore contabile, Studio Castelli (VA)

Dottoressa Castelli, come si deve comportare il titolare da dieci e lode nel movimentare il cassetto e il conto corrente aziendale?

Partire col piede giusto è fondamentale e, quindi, è opportuno ricordare che il conto corrente della farmacia e quello personale sono due entità a sé: una cosa è l’attività d’impresa, un’altra, invece, la vita privata. Proprio per tale motivo tutte le spese e i costi aziendali devono essere movimentati sul conto corrente aziendale, mentre ogni spesa personale, piccola o grande che sia, deve essere effettuata utilizzando il conto corrente personale.

 

È possibile prelevare gli utili in contanti dal cassetto o dal conto corrente aziendale per poi versarli in contanti sul conto corrente personale? D’altronde il conto corrente aziendale e quello personale sono entrambi disponibilità del titolare.

È vero che il conto corrente aziendale e quello personale fanno sempre capo al medesimo soggetto, ma, come detto, hanno origini diverse. Partiamo dal titolare, imprenditore individuale, e dai soci di società di persone: è bene che tali soggetti non utilizzino il cassetto della farmacia per prelevare denaro o pagare spese personali perché il cassetto non è un bancomat: giù le mani dal cassetto! Altrettanto opportuno è che tali soggetti non usino il conto corrente della farmacia per pagamenti che non siano attinenti all’azienda.

Considerato che il titolare e i soci di società di persone devono fare fronte a spese personali, il passo corretto da fare è bonificare gli utili dal conto corrente della farmacia, impresa individuale ovvero società di persone, a quello personale e poi utilizzare il conto corrente personale per le proprie esigenze private.

 

Ma perché è meglio che tutto l’incasso giornaliero transiti dal conto corrente della farmacia?

Perché se no son dolori. Esistono due principi fondamentali da ricordare: i versamenti non possono essere superiori ai ricavi contabilizzati e i prelievi non possono essere superiori ai costi contabilizzati aumentati dell’utile. Qualora lo siano, bisogna rispettivamente giustificarne la provenienza e la destinazione non a parole, ma con idonea documentazione cartacea: verba volant, scripta manent.

Arriviamo ai dolori. Un prelievo dal conto corrente aziendale deve essere rigorosamente documentato altrimenti il Fisco può presumere che le somme prelevate sia state utilizzate, per esempio, per pagare merce in nero; partendo da una presunzione di acquisti irregolari, l’Amministrazione Finanziaria può poi cercare di innescare una presunzione di vendite senza fattura.

È, quindi, opportuno versare l’incasso giornaliero, al netto del Pos, sul conto corrente aziendale e, a fine mese o con altra periodicità, bonificare l’utile dal conto corrente della farmacia al conto corrente personale. A questo punto il farmacista, persona fisica e non imprenditore o socio, può effettuare prelievi dal proprio conto corrente personale in funzione delle esigenze proprie e dei famigliari, meglio se tramite l’emissione e poi l’incasso di un assegno bancario non trasferibile intestato a sé medesimo, anziché attraverso un prelievo in contanti allo sportello.

Anche i pagamenti che coinvolgono l’attività d’impresa (per esempio, i fornitori) non devono essere effettuati in contanti, giusto?

Giusto, dieci e lode! È meglio che tutti i pagamenti avvengano solo con bonifico bancario, assegno bancario non trasferibile o assegno circolare non trasferibile o, comunque sia, con altre modalità di pagamento bancario o postale atte a garantire la tracciabilità e la necessaria trasparenza delle movimentazioni finanziarie.

Quasi quasi viene da pensare “Basta! Mi trasformo in Srl”…

Tale scelta può avere il suo fascino, ma va sempre attentamente ponderata. Chi pensa di trarre enormi vantaggi dalla trasformazione in Srl tralascia un piccolo dettaglio che tende a scontrarsi con un’esigenza abbastanza diffusa tra titolari e soci: prelevare gli utili nel corso dell’anno. Infatti, cari lettori, non dimenticate che i soci di Srl non possono prelevare contanti dal cassetto, né fare bonifici a proprio favore dal conto corrente aziendale in corso d’anno.

I soci dovranno attendere l’approvazione del bilancio d’esercizio (approvazione che avverrà all’incirca in primavera) per poter prelevare gli utili. Inoltre, in tale frangente, scatta, in capo al socio, la tassazione (ritenuta a titolo d’imposta) sul dividendo distribuito (quota di utili percepita dal socio) del 26%, tassazione che va ad aggiungersi a quella, in capo alla società, pari al 24% ai fini Ires e al 3,9% ai fini Irap.

Dottoressa Castelli, in conclusione qual è il suo consiglio?

Gestire scrupolosamente la propria attività economica e le relative risorse finanziarie mette al riparo da eventuali accertamenti basati sulle indagini finanziarie e, in ogni caso, offre una valida arma di difesa, potendo disporre di prove documentali (carta canta) atte a giustificare le operazioni eventualmente contestate dall’Amministrazione Finanziaria.

Riuscire a documentare la provenienza di tutte le somme versate e la causale di ogni prelevamento effettuato per evitare che gli accrediti e gli addebiti possano essere considerati, ai fini Iva e ai fini delle imposte dirette, rispettivamente vendite e acquisti in nero è, pertanto, essenziale.

Grazie a tale modus operandi gli estratti conto bancari aziendali faranno da scudo alle eventuali presunzioni dell’Amministrazione Finanziaria.

Le sane abitudini esaminate mettono al riparo da errori che, seppur commessi in totale buona fede, possono determinare l’irrogazione di pesanti sanzioni.

di Paola Castelli

Related posts