Lo stato di crisi si fa sempre più sentire, obbligando gli italiani a ridurre gli acquisti d’impulso e a controllare con maggior attenzione il carrello della spesa. Certo, la salute resta una priorità e, come tale, i prodotti della farmacia rientrano spesso tra i beni considerati incomprimibili, ma anche qui i consumi si caratterizzano -come rileva Pharmacy Scanner– “per una maggiore attenzione al prezzo e una crescente apertura verso canali percepiti come più convenienti”.
La contraddizione è solamente apparente: la spesa si orienta verso l’essenziale, mentre il risparmio diventa il primo driver dichiarato d’acquisto. “E per il canale farmacia, che deve alla spesa “out of pocket” una parte importante delle sue vendite, quest’evoluzione implica domanda più selettiva, più sensibile a promozioni e più contendibile da Gdo e dalle offerte online”.
Sono le riflessioni -precisa Pharmacy Scanner- suggerite dalla Winter edition del Rapporto Coop 2025, l’indagine su abitudini e opinioni del consumatore italiano curata dall’Ufficio Studi Ancc-Coop in collaborazione con Nomisma e il supporto analitico di NielsenIQ. Una ricerca che agli operatori della filiera farmaceutica offre sempre dati e insight utili a comprendere il quadro d’insieme, l’evoluzione dei costumi sociali e, soprattutto, le tendenze in atto del consumatore. E l’ultima edizione del Rapporto evidenzia una maggior percezione di vulnerabilità, tale da ridurre la disponibilità ad affrontare il rischio, per tornare a una gestione parsimoniosa di risorse divenute sempre più scarse. “In questo scenario, l’attenzione alla cura di sé non sparisce: cambia forma e si intreccia con la ricerca di stabilità, prevenzione e longevità, ma deve continuamente negoziare con vincoli di budget.
Cambiano, di conseguenza, sia le preferenze del consumatore, sia i driver d’acquisto e proprio questi sono i dati che maggiormente interessano anche la farmacia. Per il 2026 bollette e utenze sono la voce di spesa che per la maggior parte delle famiglie italiane (+22) è destinata ad aumentare, ma anche la salute fisica resta positiva (+10), confermando la sua natura di spesa essenziale.
La prospettiva però cambia, quando si guarda alla bussola decisionale: il risparmio è il primo criterio guida (42%), davanti a benessere (24%) e sostenibilità (13%). La polarizzazione sociale è netta: il risparmio è più citato dalle fasce fragili, mentre l’attenzione al benessere è più frequente in coorti mature e famiglie senza figli.
In parallelo, il Rapporto segnala una cultura della prevenzione: 6 italiani su 10 includono una dieta sana tra gli accorgimenti principali per la cura di sé, e la spinta “salutistica” cresce anche nella spesa grocery, dove avanzano categorie funzionali e di cura personale.
