Il 2023 restituisce all’Italia una fotografia della mortalità più vicina ai livelli precedenti all’emergenza pandemica. Secondo il report Istat, infatti, i decessi registrati sono stati 666.131, quasi 56mila in meno rispetto al 2022, con una flessione dell’8% che conferma il ridimensionamento dell’impatto diretto del Covid-19. Ma dietro questo miglioramento generale si muove un quadro più articolato, che interessa da vicino anche chi opera ogni giorno sul territorio, come il farmacista. Accanto al calo complessivo, infatti, si consolidano tendenze cliniche ed epidemiologiche che raccontano il peso crescente delle patologie croniche e il ritorno in evidenza di alcune fragilità già note, dalle infezioni alle malattie respiratorie, fino al diabete.
Principali cause di mortalità
Le due grandi aree che continuano a dominare la statistica restano le malattie del sistema circolatorio e i tumori. Insieme spiegano il 57% della mortalità complessiva: le prime hanno causato 206.119 decessi, i secondi 175.147. Il dato non sorprende, ma conferma come la lunga durata delle cronicità continui a rappresentare il vero asse portante del carico assistenziale. Anche per questo, la lettura del report va oltre il semplice conteggio dei decessi: fotografa la traiettoria delle patologie che accompagnano l’invecchiamento della popolazione e che richiedono continuità di presa in carico, aderenza terapeutica e una prevenzione sempre più capillare.
Nel dettaglio, tra le donne prevalgono le cause cardiovascolari, mentre tra gli uomini il peso dei tumori risulta leggermente superiore. Subito dopo si collocano le patologie respiratorie e le demenze, comprese le forme di Alzheimer, che rappresentano rispettivamente l’8% e il 5% della mortalità totale.
È un assetto che riflette la trasformazione demografica del Paese: si vive più a lungo, ma più spesso convivendo con più condizioni croniche contemporaneamente. Per il mondo della farmacia, questo significa confrontarsi con bisogni di salute complessi, spesso stratificati, nei quali counseling, monitoraggio e intercettazione precoce dei segnali di scompenso possono avere un ruolo sempre più rilevante.
Il trend delle malattie infettive
Se il quadro generale migliora, i segnali da non sottovalutare arrivano però da altre voci. Le malattie infettive continuano a mostrare un trend in crescita iniziato dopo il 2020 e nel 2023 aumentano del 3,3% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo crescono anche le patologie respiratorie (+3,1%), soprattutto tra gli over 65. A trainare questo andamento sono in particolare polmoniti e influenza, che fanno registrare un incremento del 15,3%. Si tratta di numeri che suggeriscono come la fine della fase acuta pandemica non coincida con una normalizzazione completa del rischio clinico, soprattutto nelle fasce più fragili della popolazione.
La rete territoriale assume un valore strategico. La gestione della fragilità respiratoria, la promozione delle vaccinazioni, l’attenzione all’appropriatezza terapeutica e la sorveglianza dei pazienti cronici diventano tasselli essenziali per contenere ricoveri e complicanze. È un messaggio che riguarda da vicino i farmacisti, chiamati sempre più spesso a svolgere una funzione di presidio di prossimità, soprattutto nei confronti di anziani e pazienti pluripatologici, dove un peggioramento clinico può manifestarsi in modo rapido e con esiti severi.
Cresce il peso del diabete
Tra i dati più significativi del report spicca quello sul diabete, la cui mortalità aumenta del 7,5%. Pur restando tra i Paesi europei con la mortalità complessiva più bassa, l’Italia mostra su questo fronte una criticità specifica: il diabete pesa per circa il 3% delle cause di morte, contro una media UE del 2%. Il divario, pur contenuto in termini assoluti, è indicativo della crescente diffusione delle malattie metaboliche e delle loro complicanze, spesso intrecciate con obesità, sedentarietà, età avanzata e comorbilità cardiovascolari. Per la farmacia dei servizi, il diabete è uno degli ambiti nei quali educazione sanitaria, aderenza alla terapia, supporto agli screening e orientamento dei cittadini possono incidere concretamente.
Covid in forte calo nel 2023
Dopo essere stata tra il 2020 e il 2022 la terza causa di morte in Italia, la mortalità per Covid-19 registra nel 2023 una netta riduzione. I decessi attribuiti al virus sono diminuiti di circa il 69% in un solo anno, segnando una svolta rispetto agli anni della pandemia. Nonostante questo calo, continuano però a crescere le patologie respiratorie e infettive correlate.
Sud e Isole con i tassi di mortalità più elevati
Le differenze territoriali restano marcate. Nel Sud e nelle Isole si registrano oltre 90 decessi ogni 10mila abitanti, mentre il Nord-est mostra i livelli più bassi. Le regioni meridionali presentano tassi più elevati per diabete, malattie circolatorie e patologie respiratorie. Per i tumori, invece, i livelli più alti si osservano nel Nord-ovest.
Italia tra i Paesi europei con mortalità più bassa
Nel confronto europeo l’Italia continua a distinguersi per una mortalità inferiore alla media Ue. Il tasso standardizzato italiano si attesta a 82,7 decessi per 10mila abitanti, contro il 96,3 della media europea. Solamente Spagna, Francia e Lussemburgo registrano valori migliori. Nonostante il quadro generale positivo, l’aumento delle malattie infettive, respiratorie e del diabete indica nuove sfide per il sistema sanitario e per la prevenzione.
