Nuovo rapporto Oms: ricambio generazionale di medici e farmacisti criticità del prossimo decennio

Nuovo rapporto Oms: ricambio generazionale di medici e farmacisti criticità del prossimo decennio

L’invecchiamento del personale sanitario rischia di trasformarsi in una delle principali criticità per i sistemi sanitari del prossimo decennio. Se l’attenzione si concentra soprattutto sulla futura carenza di medici e infermieri, anche la professione farmaceutica potrebbe trovarsi a fare i conti con problemi di ricambio generazionale e di reperimento del personale. È quanto emerge, indirettamente, dal nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità dedicato all’evoluzione della forza lavoro sanitaria globale.

Secondo il rapporto, tra il 2006 e il 2025 la densità globale del personale sanitario, comprendendo medici, infermieri, ostetriche, dentisti e farmacisti, è aumentata del 52%, passando da 44,8 a 67,9 professionisti ogni 10mila abitanti. Oggi nel mondo operano oltre 70 milioni di professionisti sanitari e assistenziali, tuttavia, questi progressi non bastano a compensare le profonde disuguaglianze territoriali e soprattutto l’impatto che l’invecchiamento della popolazione e degli operatori sanitari avrà nei prossimi anni.

Il dato che più preoccupa riguarda i medici: nei 122 Paesi analizzati dall’Oms quasi un professionista su quattro ha più di 55 anni e raggiungerà l’età pensionabile entro il prossimo decennio. Nei Paesi ad alto reddito la quota sale a circa un terzo della categoria. Una tendenza che rischia di creare un vuoto difficilmente colmabile in tempi brevi.

L’Oms stima, infatti, che entro il 2030 il mondo dovrà fare i conti con una carenza complessiva di 11,1 milioni di operatori sanitari. A ciò si aggiunge la necessità di reperire almeno 832mila professionisti aggiuntivi in 67 Paesi soltanto per mantenere adeguati i livelli di assistenza a fronte dell’invecchiamento della popolazione.

E i farmacisti?

Il rapporto non dedica un focus specifico al rischio pensionamenti nella professione farmaceutica, ma i farmacisti rientrano a pieno titolo tra le figure monitorate dai National Health Workforce Accounts e partecipano alle stesse dinamiche demografiche che interessano l’intero comparto sanitario.

Anzi, in molti Paesi europei si osservano già difficoltà di reclutamento nelle farmacie territoriali, soprattutto nelle aree rurali o periferiche, dove l’attrattività professionale è inferiore rispetto ai grandi centri urbani. A questo si aggiunge una trasformazione della professione che richiede competenze sempre più avanzate: servizi clinici, telemedicina, presa in carico dei pazienti cronici, vaccinazioni e attività di prevenzione stanno ampliando il ruolo del farmacista ben oltre la tradizionale dispensazione del farmaco.

In altre parole, il problema non riguarda soltanto il numero di professionisti disponibili, ma anche la capacità del sistema di formare farmacisti con competenze adeguate alle nuove esigenze assistenziali.

Una domanda destinata a crescere

L’invecchiamento della popolazione rappresenta un fattore chiave. Con l’aumento degli anziani crescono, infatti, le patologie croniche, le terapie multiple e il bisogno di monitoraggio continuo dell’aderenza terapeutica. Tutte attività nelle quali il farmacista svolge un ruolo sempre più centrale. Nei prossimi anni, dunque, la domanda di servizi farmaceutici non è destinata a diminuire, ma piuttosto ad aumentare. Questo significa che eventuali carenze di personale potrebbero avere effetti significativi sia sulla rete delle farmacie sia sull’assistenza territoriale.

Come ha sottolineato Khassoum Diallo, responsabile ad interim dell’Unità Politiche e Dati sul Personale Sanitario dell’Oms, l’invecchiamento della popolazione costituisce una “crisi nascosta” del personale sanitario, perché esercita una doppia pressione: aumenta il fabbisogno di cure mentre una quota crescente di professionisti esce dal mercato del lavoro.

Come si può rimediare

Per l’Oms la risposta passa innanzitutto da una migliore pianificazione delle risorse umane sanitarie. Grazie ai National Health Workforce Accounts, oggi oltre il 90% degli Stati membri fornisce dati aggiornati sul proprio personale sanitario, creando una base informativa più solida per programmare formazione, assunzioni e politiche di reclutamento.

Nel caso dei farmacisti, le strategie possibili includono l’aumento dei posti nei corsi universitari, il rafforzamento dei percorsi di specializzazione, incentivi per lavorare nelle aree meno servite e una maggiore valorizzazione delle competenze professionali all’interno delle cure territoriali.

Anche l’innovazione tecnologica può offrire un contributo. Automazione dei processi, digitalizzazione della farmacia, teleassistenza e strumenti di intelligenza artificiale possono consentire ai farmacisti di dedicare più tempo alle attività cliniche e di counseling, aumentando l’efficienza del sistema senza compromettere la qualità dell’assistenza.

Il messaggio del rapporto Oms è chiaro: il problema non riguarda soltanto la quantità di personale sanitario disponibile, ma la capacità dei Paesi di anticipare i cambiamenti demografici. Se il pensionamento di milioni di professionisti verrà affrontato con ritardo, il rischio è di assistere a carenze sempre più marcate, con conseguenze sull’accesso alle cure.

Per i farmacisti la situazione appare meno critica rispetto a quella dei medici, almeno sulla base dei dati oggi disponibili. Tuttavia, l’evoluzione della farmacia dei servizi e l’invecchiamento della popolazione suggeriscono che il ricambio generazionale dovrà essere attentamente monitorato. Perché il farmacista, sempre più presidio sanitario di prossimità, sarà chiamato a svolgere un ruolo essenziale proprio quando il fabbisogno di assistenza raggiungerà i livelli più elevati.

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