Ansia da rientro al lavoro, come contrastarla

Il rientro al lavoro dopo un periodo di vacanza è da sempre uno shock che tocca a ogni lavoratore. Ansia, stress eccessivo, depressione: la ripresa della normale routine per molti risulta essere davvero difficoltosa. Sebbene sia vero, infatti, che ognuno di noi ha una propensione differente all’ansia, ci sono alcune persone che patiscono maggiormente questo passaggio. In ogni caso, è necessario allarmarsi solo quando i sintomi diventano invalidanti per lo svolgimento delle attività quotidiane o se, pur senza essere troppo evidenti, si trascinano per un tempo eccessivamente lungo. In questi casi, il ricorso a uno specialista psicologo o psicoterapeuta è fondamentale.
Il dottor Giancarlo Caselli, psicologo clinico, offre alcuni suggerimenti utili per combattere “l’ansia da rientro” e indica gli aspetti medici più importanti per sapere riconoscere situazioni potenzialmente critiche.

Quando è il momento di preoccuparsi

Il corpo e la mente sono programmati per adattarsi all’ambiente in cui si vive e questo solitamente avviene in modo piuttosto rapido, specie quando ci si trova a vivere in un’area di maggiore comfort, come le vacanze estive. Per questo motivo, l’ansia da rientro è un fatto assolutamente fisiologico che non deve destare troppe preoccupazioni.

Attenzione, però, alla durata: se si superano 7-10 giorni con ansia persistente, ecco che può nascondersi un disturbo più importante, come quello di ansia generalizzata. In questo caso, il rientro al lavoro non è la causa del disturbo, ma l’elemento che rende visibile, attraverso un sintomo, un qualcosa di più profondo. Lo si può riconoscere osservando i cambiamenti che accadono all’interno della persona: pensieri invadenti, alterazioni del ritmo cardiaco, difficoltà a prendere sonno, variazioni nelle abitudini alimentari, paura ad affrontare nuove sfide. In questi casi è importante consultare un professionista per capire come meglio affrontare le difficoltà che stanno insorgendo.

Il ruolo di sonno e alimentazione

Sonno e alimentazione sono due indicatori molto importanti per riconoscere ciò che sta accadendo all’interno di una persona. Sentirsi un po’ spaesati nei primi giorni e notti di rientro è del tutto normale, perché occorre un po’ di tempo per adattarsi ai nuovi ritmi, ma se sintomi come la fatica ad addormentarsi dopo una settimana persistono, può essere il segnale di un disturbo d’ansia. Mentre se si tende ad addormentarsi in modo inusuale molto presto la sera e poi ad avere numerosi risvegli notturni può essere il sintomo di una deflessione del tono dell’umore. Analogamente un’alterazione del rapporto con il cibo, come una certa compulsione nel mangiare, può essere indice di una forma ansiosa, mentre la perdita di appetito è più spesso legata al calo del tono dell’umore e, quindi, a una sintomatologia più di tipo depressivo.

Le categorie di lavoratori più colpite

L’ansia da rientro può interessare tutte le categorie in modo trasversale, ma solitamente è più intensa in chi si trova a vivere già altre difficoltà di tipo lavorativo o relazionale e in chi ha ancora poca esperienza nel ruolo che ricopre, quindi neoassunti o soggetti a cui è stata cambiata la mansione da poco. Poiché proprio la poca esperienza nel ruolo è uno dei fattori che aumentano l’ansia, risulta chiaro che sono spesso i giovani adulti i più soggetti ai sintomi: a loro mancano, infatti, gli strumenti per gestire al meglio le responsabilità. Naturalmente, però, la capacità di affrontare le sfide senza cadere nel panico è una caratteristica individuale, per cui a volte anche persone con notevole anzianità ed esperienza lavorativa possono trovarsi in difficoltà nel momento di riprendere le loro funzioni in ufficio.

Va poi detto che negli ultimi anni sono sempre più in aumento casi di sintomatologie che riguardano ansia e/o depressione, due facce della stessa medaglia, così come le somatizzazioni che spesso accompagnano l’ansia da prestazione: da un lato i motivi sono di tipo sociale e derivanti da richieste di performance sempre più importanti, ma, dall’altro lato, si registra anche a livello psicologico una minor capacità di affrontare le sfide e, conseguentemente, una crescita di questi disturbi ansiogeni. Fortunatamente, si registra allo stesso tempo un aumento del numero di persone che tempestivamente richiedono l’aiuto di uno psicologo.

Come aiutare un collega in difficoltà?

Sebbene si tratti di un tema delicato, soprattutto dal punto di vista della privacy, esistono diversi modi per andare in soccorso di un collega di lavoro in difficoltà, che manifesta ansia da rientro dalle ferie. In primo luogo lo si può aiutare a riconoscere i sintomi, ad accettarli come normali, se sono presenti nei primi giorni successivi al rientro, e fare ciò che è in nostro potere per rendere più dolce questo periodo di assestamento. Se, però, ci si accorge che i sintomi non passano -o magari peggiorano- non bisogna banalizzare il fenomeno, ma suggerire di rivolgersi a uno specialista che possa aiutare a risolvere la questione.

Consigli pratici per evitare l’“ansia da rientro”

Secondo lo psicologo, come in tutte le cose la gradualità è meglio dello stacco repentino: per cui sarebbe importante non rientrare dalle vacanze la sera prima di ricominciare il lavoro, ma lasciarsi un breve periodo di “acclimatazione” per riprendere ritmi più regolari rispetto a quelli adottati in vacanza. È importante, poi, mantenere alcune delle attività più gratificanti iniziate durante il periodo di riposo anche al rientro alla vita di tutti i giorni, in modo da avvertire il distacco in maniera meno significativo. Non solo, è importante anche non archiviare le vacanze, specie se particolarmente belle, come un qualcosa di passato, ma riassaporarne, nei giorni del rientro, il dolce ricordo.

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