La semplice irrigazione con soluzione salina intranasale, somministrata una volta al giorno, può migliorare in modo significativo i sintomi respiratori ostruttivi del sonno in età pediatrica.
I disturbi respiratori ostruttivi del sonno (Osdb) rappresentano una condizione frequente nell’infanzia e comprendono russamento abituale, ostruzione delle vie aeree superiori e apnea notturna ostruttiva. Questi sintomi possono avere un impatto significativo sul benessere del bambino, influenzando comportamento, apprendimento e qualità della vita.

Il trattamento di prima linea è spesso chirurgico, tramite adenotonsillectomia, ma negli ultimi anni si è posta crescente attenzione verso strategie mediche meno invasive, capaci di migliorare i sintomi e, in alcuni casi, ridurre la necessità di intervento specialistico. In questo contesto si inserisce uno studio clinico randomizzato condotto in Australia, con l’obiettivo di valutare l’efficacia degli steroidi intranasali rispetto alla semplice soluzione salina nei bambini con sintomi persistenti.
Trattamento iniziale con soluzione salina intranasale
Tutti i bambini arruolati, di età compresa tra 3 e 12 anni, hanno iniziato un ciclo di 6 settimane di soluzione salina intranasale somministrata una volta al giorno. Questo periodo di “run-in” aveva lo scopo di valutare l’effetto del trattamento di base prima di introdurre terapie farmacologiche. Già in questa fase, circa il 30% dei bambini ha mostrato una completa risoluzione dei sintomi respiratori, evidenziando come la semplice irrigazione nasale possa avere un ruolo terapeutico significativo.
I bambini che presentavano ancora sintomi sono stati successivamente randomizzati a ricevere, per ulteriori 6 settimane, uno steroide intranasale oppure a proseguire con la sola soluzione salina. Contrariamente alle aspettative, l’aggiunta del corticosteroide non ha determinato un miglioramento superiore. La risoluzione dei sintomi si è verificata nel 35,6% dei bambini trattati con steroide e nel 36,4% di quelli che hanno continuato la salina, una differenza clinicamente irrilevante. Anche gli esiti secondari -come comportamento, qualità della vita e percezione dei genitori riguardo alla necessità di un intervento chirurgico- non hanno mostrato variazioni tra i gruppi.
Implicazioni cliniche
Lo studio evidenzia, quindi, come un approccio conservativo, basato su 12 settimane di soluzione salina intranasale, possa ridurre significativamente la necessità di invio a servizi specialistici, esami diagnostici complessi o interventi chirurgici. In ambito pediatrico, l’utilizzo iniziale di strategie non invasive dovrebbe, dunque, essere considerato parte integrante del percorso terapeutico, riservando trattamenti farmacologici o chirurgici ai soli casi non responsivi.
Questo modello di gestione graduale può così migliorare l’appropriatezza clinica, ridurre i costi sanitari e limitare l’esposizione dei bambini a procedure più invasive.
Fonte: GM.Nixon, D.Anderson, A.Baker, et al., “Intranasal treatments for children with sleep-disordered breathing: the mist+randomized clinical trial”, Jama Pediatr., published online January 20, 2026. doi:10.1001/jamapediatrics.2025.5717
di Paolo Levantino, farmacista clinico e segretario nazionale Fenagifar
