Salute, la variabile economica condiziona sempre più comportamenti e scelte di cura

I risultati dell’indagine “Salute Attiva”, dell’Osservatorio Maiora Solutions: cresce l’attenzione verso il benessere, ma aumentano rinunce e timori legati ai costi. La farmacia si conferma uno dei primi punti di accesso al sistema salute.

La salute continua a essere una delle principali preoccupazioni degli italiani, ma oggi il tema non riguarda soltanto malattie, prevenzione e qualità delle cure. Sempre più spesso, infatti, entra in gioco una variabile economica che condiziona comportamenti, decisioni e accesso ai percorsi assistenziali. È quanto emerge dalla ricerca nazionale “Salute Attiva”, realizzata dall’Osservatorio Maiora Solutions su un campione rappresentativo di 1.000 adulti italiani, che fotografa un Paese in cui il bisogno di salute cresce, mentre aumenta la difficoltà di sostenerne i costi.

Il primo dato che colpisce riguarda il clima generale percepito dai cittadini: il 56% dichiara di vivere una fase caratterizzata da incertezza, pressione o instabilità, una condizione che inevitabilmente si riflette anche sulle scelte relative alla salute. In questo contesto, quasi un italiano su due (48%) afferma di aver rinunciato, almeno una volta, a visite mediche, prestazioni sanitarie o prodotti per il benessere per motivi economici. Una percentuale che evidenzia come la sostenibilità delle cure stia diventando un tema centrale per un numero crescente di famiglie.

La salute pesa sui bilanci familiari

La ricerca mostra con chiarezza che la salute viene percepita sempre più come una voce significativa del bilancio domestico. Per il 31% degli intervistati, infatti, le spese sanitarie rappresentano un peso importante o molto importante per la famiglia. Le rinunce non riguardano solamente prestazioni marginali: tra coloro che hanno dovuto limitare le spese, il 14% ha rinviato visite specialistiche, il 12% ha ridotto l’acquisto di prodotti per il benessere e il 10% ha rinunciato a esami diagnostici.

Si tratta di segnali che interessano direttamente anche il mondo della farmacia, sempre più coinvolto nell’intercettare bisogni che non trovano risposta immediata all’interno dei tradizionali percorsi assistenziali.

Le paure che guidano i comportamenti

L’indagine evidenzia come le scelte sanitarie siano fortemente influenzate dalle paure individuali. La preoccupazione principale degli italiani è la perdita dell’autonomia fisica, indicata dal 28% del campione. Seguono il timore di non riuscire a sostenere economicamente le cure necessarie (21%) e la paura del declino cognitivo (21%).

Interessante poi il legame tra timori e comportamenti concreti. Tra chi teme di non poter affrontare i costi delle cure, ben l’80% ha già rinunciato a prestazioni o servizi sanitari, mentre paure più astratte, come quella legata al decadimento cognitivo, determinano rinunce molto meno frequenti, attorno al 30%. Il dato suggerisce che gli ostacoli economici incidano più delle preoccupazioni cliniche sulla capacità dei cittadini di prendersi cura della propria salute.

Più attenzione alla salute, ma poca prevenzione

Un altro aspetto rilevante riguarda il rapporto tra consapevolezza e prevenzione. Negli ultimi anni il 44% degli italiani dichiara di aver aumentato l’attenzione verso la propria salute, ma soltanto l’11% investe in modo costante e strutturato in attività preventive.  L’interesse crescente nasce soprattutto dall’avanzare dell’età e da una maggiore consapevolezza personale (25%), oppure dall’esperienza diretta di problemi di salute vissuti in prima persona o da familiari (14%).

Il comportamento prevalente resta però reattivo. Il 24% interviene quando i sintomi diventano fastidiosi e un ulteriore 18% si attiva soltanto in presenza di un problema concreto. In sostanza, la prevenzione continua a rappresentare uno degli anelli deboli del sistema, nonostante la crescente sensibilità verso i temi della salute.

Farmacia sempre più centrale nel percorso di cura

Per il settore farmacia, uno dei dati più significativi riguarda il percorso che i cittadini intraprendono quando compare un problema di salute. Il medico di medicina generale rimane il principale riferimento per il 46% degli italiani, ma la ricerca mostra che una quota maggioritaria tende a compiere prima un passaggio autonomo. Il 15% cerca informazioni online, il 14% preferisce monitorare l’evoluzione dei sintomi, mentre il 13% si rivolge direttamente alla farmacia.

Questo dato conferma il ruolo crescente della farmacia come presidio territoriale di prossimità, capace di intercettare precocemente bisogni, dubbi e richieste di orientamento sanitario. In uno scenario caratterizzato da tempi di accesso spesso complessi e da crescenti difficoltà economiche, il farmacista si conferma così come uno degli interlocutori più facilmente raggiungibili dal cittadino.

Salute mentale: prioritaria ma ancora poco trattata

L’indagine dedica attenzione anche al benessere psicologico. Per il 75% degli italiani la salute mentale ha oggi la stessa importanza di quella fisica, segno di una sensibilità ormai diffusa verso questo tema. Tuttavia, permane una distanza significativa tra consapevolezza e comportamento: quando emerge un problema psicologico, il 41% cerca di gestirlo autonomamente, mentre soltanto il 21% si rivolge a un professionista qualificato. Un dato che evidenzia l’esistenza di barriere economiche, culturali o organizzative che limitano l’accesso ai servizi specialistici.

Una società divisa sulla responsabilità della salute

La ricerca evidenzia, infine, una vera e propria frattura culturale. Per il 53% degli italiani la salute è una responsabilità che spetta principalmente allo Stato, mentre il 25% ritiene che debba essere condivisa tra individuo e sistema pubblico. Solamente il 22% la considera prevalentemente una responsabilità personale. Un orientamento che contribuisce a spiegare perché una parte significativa della popolazione continui a guardare al Servizio sanitario nazionale come principale garante del diritto alla cura, pur in presenza di crescenti difficoltà di accesso e sostenibilità.

Nel complesso, la ricerca disegna un Paese nel quale la domanda di salute resta elevata, ma dove il fattore economico rischia sempre più di trasformarsi in una barriera concreta. Un tema che coinvolge direttamente tutti gli attori della filiera sanitaria, comprese le farmacie, chiamate a svolgere un ruolo sempre più importante nell’accompagnare cittadini orientati alla prevenzione ma spesso frenati dai costi.

 I 4 archetipi della salute

L’Osservatorio Maiora Solutions individua anche quattro figure archetipi per descrivere come gli italiani si comportano nei riguardi della propria salute.

  1. Il Vincolato (29%) – è il gruppo più numeroso. Ha un’elevata attenzione alla salute e il 94% effettua controlli periodici, ma è fortemente condizionato dai limiti economici. Il 97% ha già rinunciato a cure o prestazioni e il 43% teme di non riuscire a sostenere le spese future. Molti appartengono alla fascia 35-54 anni e svolgono un ruolo di caregiver.
  2. Il Pianificatore (26%) – Gli appartenenti a questo gruppo sono fortemente orientati alla prevenzione: il 99% ha effettuato controlli nell’ultimo anno e riconosce nel medico la guida principale per la gestione della salute. Le rinunce alle cure sono relativamente contenute (32%) grazie a una minore pressione economica.
  3. Il Pragmatico (25%) – Vi rientrano prevalentemente gli over 55, con reddito medio-basso. Mostrano una minore propensione alla prevenzione: solamente il 42% esegue controlli periodici, ma si attiva principalmente quando compaiono sintomi evidenti e delega la responsabilità della salute al Servizio sanitario pubblico.
  4. L’Indipendente (20%) – A questo profilo appartengono soprattutto le persone con reddito medio-alto e forte orientamento al self-management. Utilizzano maggiormente strumenti digitali e attribuiscono grande valore alla responsabilità individuale. Il 72% svolge attività di prevenzione in modo regolare.

 

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