La maternità in Italia continua a spostarsi in avanti nel tempo. Le donne hanno figli sempre più tardi, le nascite diminuiscono e la procreazione medicalmente assistita assume un ruolo sempre più importante. È la fotografia che emerge dal nuovo Rapporto sull’evento nascita (CeDap) del ministero della Salute, che offre uno spaccato aggiornato sulle caratteristiche della natalità nel Paese e sulle principali tendenze che coinvolgono gravidanza, parto e assistenza materno-infantile.
Secondo i dati del rapporto, infatti, nel 2025 l’età media al parto ha raggiunto i 33,4 anni tra le donne italiane e i 31,4 anni tra le cittadine straniere. Ancora più significativo è il dato relativo al primo figlio: le italiane diventano madri per la prima volta in media a 32,5 anni, mentre per le donne straniere l’età media è di 29,4 anni.
Si tratta di una tendenza consolidata, influenzata da molteplici fattori sociali ed economici. Percorsi di studio più lunghi, ingresso tardivo nel mondo del lavoro, difficoltà nella conciliazione tra carriera e famiglia e incertezza economica: il risultato è un progressivo slittamento dell’età della maternità, che interessa ormai gran parte del territorio nazionale.
Dal punto di vista sanitario, il fenomeno richiede particolare attenzione. Sebbene oggi molte donne affrontino gravidanze fisiologiche anche dopo i 35 anni grazie ai progressi della medicina e a una migliore assistenza prenatale, l’età materna avanzata resta associata a un aumento del rischio di alcune complicanze ostetriche e a una maggiore probabilità di ricorrere a percorsi specialistici per il concepimento.
Il rinvio della maternità si inserisce in un quadro più ampio, caratterizzato dal continuo calo delle nascite. Nel 2025 sono stati registrati 353.240 nati, in diminuzione rispetto ai 370.577 dell’anno precedente. Anche la fecondità continua a ridursi: il numero medio di figli per donna si attesta a 1,14, lontano dall’1,35 registrato dieci anni fa. Le differenze territoriali restano marcate: la Sardegna registra il livello di fecondità più basso del Paese, mentre il Trentino-Alto Adige mantiene i valori più elevati. Tuttavia, il trend di riduzione delle nascite coinvolge praticamente tutte le regioni italiane.
Il ruolo crescente della Pma
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dal rapporto riguarda il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (Pma). Oggi 4,6 gravidanze ogni 100 sono ottenute grazie a queste tecniche, un dato che conferma la crescente importanza della Pmanei percorsi riproduttivi delle coppie italiane. L’aumento dell’età alla ricerca del primo figlio rappresenta uno dei fattori che contribuiscono a questa crescita. Con il passare degli anni, infatti, la fertilità femminile e maschile tende a diminuire, aumentando la probabilità di incontrare difficoltà nel concepimento e di rivolgersi ai centri specializzati.
Per farmacisti e professionisti sanitari il tema assume una rilevanza crescente. La farmacia territoriale rappresenta, infatti, uno dei primi punti di contatto per le coppie che cercano informazioni su fertilità, integrazione pre-concezionale, stili di vita e percorsi di assistenza alla gravidanza.
Assistenza prenatale: i dati sono positivi
Sul fronte dell’assistenza alla gravidanza, il quadro appare nel complesso rassicurante. Oltre il 93% delle donne effettua più di quattro visite ostetriche durante la gestazione e oltre tre ecografie nel 76,9% dei casi, a conferma di un elevato livello di adesione ai controlli raccomandati. Persistono tuttavia alcune differenze legate alla cittadinanza e al livello di istruzione. Le donne straniere e quelle con minore scolarità tendono ad accedere più tardi alla prima visita in gravidanza, evidenziando la necessità di rafforzare informazione, prevenzione e orientamento ai servizi sanitari. Anche in questo ambito il farmacista può svolgere un ruolo importante, contribuendo alla promozione della salute materna attraverso attività di counselling, educazione sanitaria e sensibilizzazione sui corretti percorsi assistenziali.
Una sfida per il futuro
Il rapporto del Ministero restituisce l’immagine di un Paese in cui la maternità viene programmata sempre più avanti negli anni e in cui il numero di nascite continua a ridursi. Parallelamente emergono segnali positivi, come l’elevata adesione ai controlli prenatali e il consolidamento della rete pubblica dell’assistenza alla nascita. La sfida dei prossimi anni, pertanto, sarà conciliare queste trasformazioni demografiche con politiche di sostegno alla natalità, percorsi di prevenzione e una crescente attenzione alla salute riproduttiva.
