Analizziamo lo sviluppo dei generici-equivalenti in farmacia, ultimamente lento ma costante, e i dati del mercato sell-out forniti da Pharma Data Factory, sia in quantità, sia in valore. Quali sono le aree di maggiore sviluppo e le tendenze di un settore sempre più interessante
Eguaglia ci fornisce l’evoluzione del mercato italiano dei farmaci generici-equivalenti dal 2001 al 2024, riportando le quote di mercato, in quantità e in valori, calcolate in rapporto al numero di confezioni vendute annualmente dalle farmacie nei 25 anni di storia. È un trend in crescita che ha attraversato varie fasi, determinate da politiche regolatorie e dalle percezioni del medico prescrittore e del paziente. Esso ha registrato una sensibile ascesa nei primi 10 anni e poi è risultato più contenuto, ma pur sempre in aumento rispetto all’andamento delle vendite delle farmacie.

I consumatori di farmaci equivalenti-generici
Dalla ricerca Swg su “Osservatorio sulla propensione degli italiani ad acquistare e utilizzare farmaci equivalenti” risulta che quasi 3 italiani su 4 dichiarano di conoscere bene questa tipologia di farmaci, in particolare gli anziani, cioè i grandi consumatori di medicinali. Sono conoscenze che derivano da diverse fonti di informazioni: le principali sono i farmacisti, come confermano 6 intervistati su 10, mentre la seconda è il medico: lo dichiarano 4 individui su 10. Meno efficaci le altre fonti, come il Sistema sanitario regionale e i giornali, come pure in famiglia o tra amici se ne parla, ma solo per il 14%.

Interessante poi è anche verificare le opinioni degli italiani su questa tipologia di farmaci. La quasi totalità (93%) degli intervistati afferma che il minor costo è il fattore principale che distingue una confezione di farmaco generico/equivalente da quello di marca. Inoltre, per 84% i farmaci equivalenti sono sovrapponibili a quelli di riferimento, e per il 72% vengono completamente rimborsati dal Ssn, così da non pagare nulla se non il ticket della ricetta. Almeno 2 italiani su 3 mostrano poi di conoscere correttamente le differenze e i punti in comune tra le due tipologie di farmaci: in particolare, la presenza dello stesso principio attivo è confermata dall’83% degli intervistati, sulla sicurezza abbiamo il 79%, sull’efficacia scendiamo al 74%, sulle controindicazioni al 71%, e a pari valore confermano “uguale quantità di farmaco” (69%) e “dosaggio” (69%).

Le scelte tra equivalenti e prodotti di marca dipendono anche alla classe terapeutica dei farmaci. Per antidolorifici e antinfiammatori poco meno di due terzi delle persone tendenzialmente acquisterebbe volentieri un farmaco equivalente. Il massimo delle preferenze per i farmaci di marca, invece, si ha per le medicine destinate alla cura delle malattie cardiache, mentre per gli anticoncezionali c’è maggior incertezza: poco più di un terzo acquisterebbe un equivalente, poco meno di un terzo vorrebbe un farmaco di marca e l’ultimo terzo non saprebbe quale scelta fare.

I dati di mercato degli equivalenti
Dopo queste sintetiche considerazioni sulle caratteristiche dei farmaci generici-equivalenti, passiamo ora all’andamento delle vendite in farmacia grazie a Pharma Data Factory, che ci offre i dati di sell-out delle farmacie (no Dpc), e precisamente dei segmenti A, A con nota, C, Sop, Otc dell’anno appena trascorso 2025.
Il totale mercato farmaceutico, nei 12 mesi del 2025, ha registrato l’uscita dalle farmacie di ben 1.763,9 milioni di confezioni, a un prezzo medio al pubblico per confezione di 10,8 euro. Vendite che hanno prodotto 19,1 miliardi di euro di fatturato, ottenendo un incremento del valore sull’anno precedente del 5,3%. In leggera contrazione le quantità richieste (-0,7%). Inoltre, il 55,4% del valore ha fatto parte del “rimborsato” dal Sistema sanitario nazionale, mentre il 44,6% è stato richiesto attraverso “acquisto privato”, con un incremento a valore del 6,3% e una riduzione delle confezioni dell’1%. Il “rimborsato”, invece, ha avuto una crescita del valore del 4,6% e un leggero decremento delle quantità (-0,5%).
Scendendo, invece, al mercato degli equivalenti, questi hanno realizzato un andamento positivo sia in quantità, sia in valori: 506 milioni di confezioni (il 28,7% dell’intera vendita delle farmacie) con un incremento sul 2024 del 2%. A un prezzo medio al pubblico per confezione di 8 euro ha totalizzato 4 miliardi di fatturato (21,2% del totale), con un incremento del 6,1%. Il 70% è stato rimborsato dal Ssn, mentre l’altro 30% è stato acquistato direttamente dal consumatore. Sono risultati che peraltro confermano la tendenza verso lo sviluppo del settore degli ultimi anni.
La prima regione per importanza di fatturato dei generici è la Lombardia, non soltanto perché realizza con 869,5 milioni di euro il 21,5% del valore del segmento di mercato, ma anche perché è tra le più attive nello sviluppo (+8,6%). Lazio, Piemonte, Veneto e Campania sono intorno ai 300 milioni di euro: l’insieme delle cinque regioni fa più della metà del fatturato (53,5%). Lo sviluppo maggiore a valore (+12,2%) si è registrato in Basilicata, e tra le regioni più attive, con percentuali al di sopra del 7%, si collocano le Marche, la Puglia e la Calabria.
“In-patent” E “Off-patent”
Il fatturato realizzato dalle farmacie nel 2025 con farmaci “In-patent” (coperto da brevetti) ammonta a 1,6 miliardi di euro, con 22,8 milioni di confezioni, mentre l’”Off-patent” (non coperto) raggiunge i 17,5 miliardi di euro e ben 1,7 miliardi di confezioni. In questo secondo segmento i farmaci generici rappresentano il 23,2% del fatturato, mentre l’altra parte, formato da farmaci non generici (76,8%), è stabile con un lieve calo del -0,4%. Per i generici-equivalenti c’è, quindi, ancora un ampio spazio di futuro sviluppo, considerati sia i numerosi altri farmaci non più coperti da brevetto (off-patent), sia le prossime scadenze di brevetti.
di Barnaba Grigis
