L’influenza ha colpito lo scorso anno circa la metà della popolazione, ma solo il 20 % si è vaccinato. Per la stagione alle porte, un italiano su tre sembra propenso a sottoporsi alla vaccinazione. È quanto è emerso dai dati presentati oggi alla conferenza “Gli italiani e la gestione dell’influenza: prevenzione, cura e ruolo dei farmaci di automedicazione”, di Assosalute, alla presenza di Fabrizio Pregliasco, Professore Associato del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario Aziendale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano e di Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e Responsabile del Centro Studi Iqvia.
Secondo la ricerca presentata, “Influenza” è un termine ricercato sul web durante tutto l’anno, non solo in coincidenza del picco di contagi. Ed è stato ricercato molto più di “mal di testa”, “allergia”, “ipertensione”, “dolori articolari”.

Influenza, cosa aspettarsi quest’anno
“Dopo una stagione, quella passata, che ha superato i 15 milioni di casi, anche per i/ 2026-2027 ci attendiamo una circolazione sostenuta di virus respiratori -influenza, ma anche RSV, SARS-C0V-2 e rhinovirus- con una stima nell’ordine dei 12-14 milioni di casi complessivi”, ha dichiarato Pregliasco. “I segnali che arrivano dall’emisfero australe, dove al momento prevale il ceppo A/H3N2, ci invitano a non abbassare la guardia: la circolazione precoce di più virus può creare una sorta di ‘pre-stagione’, con un progressivo aumento degli accessi agli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri, mentre l’influenza vera e propria tende a diventare protagonista nel cuore dell’inverno. La pressione sui servizi sanitari resta un rischio concreto, soprattutto per le fasce più fragili”, avverte.
I dati della stagione passata
Tra chi ha avuto l’influenza, i sintomi più diffusi sono stati raffreddore (83%), tosse (72%), dolori e malessere (62%), mal di testa (56%), febbre oltre i 38 gradi (46%) e disturbi gastrointestinali (27%), per una durata media di 6 giorni. II quadro cambia con l’età: i più giovani (under 35) riportano una sintomatologia più articolata, con una maggiore incidenza di mal di testa, febbre e disturbi
gastrointestinali rispetto alle fasce più anziane (over 60) dove alcuni sintomi, come la febbre alta, sono meno frequenti.

“Quello che chiamiamo comunemente ‘influenza’ comprende in realtà molte infezioni diverse”, chiarisce Pregliasco. “La vera influenza ha un esordio brusco, con febbre oltre i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio -come tosse o mal di gola- e almeno un sintomo sistemico, come i dolori muscolari o la spossatezza: quando questi elementi sono presenti insieme siamo, con buona probabilità, di fronte all’influenza vera e propria; se ne manca uno, si tratta più facilmente di una delle numerose sindromi simil-influenzali. Attenzione, però, alle fasce più fragili”. Negli anziani, anche in presenza di vera influenza, la febbre può non essere particolarmente elevata, a causa di una risposta immunitaria meno pronta: per questo la soglia di attenzione deve essere più alta e vanno osservati altri segnali, come la confusione mentale, l’aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e un peggioramento generale delle condizioni”.
Dall’indagine Iqvia emerge che circa un italiano su due (51%) gestisce l’influenza in autonomia, affidandosi all’automedicazione responsabile e al consiglio del farmacista; l’altra metà (49%) si rivolge a un medico.
Come mostrato da Iqvia, in caso di sintomi influenzali, se il 9% degli italiani si rivolge al Pronto Soccorso o alla guardia medica e il 5% allo specialista, il medico di medicina generale (35%) resta il principale punto di riferimento a cui chiedere indicazioni.
I farmaci di automedicazione si confermano un presidio centrale per la gestione dei sintomi -sia in autonomia sia su indicazione del medico- con le donne che vi ricorrono più frequentemente.
“l farmaci di automedicazione setvono ad attenuare i sintomi, non ad azzerarli: è come abbassare il volume di una radio, che continua comunque a funzionare”, sottolinea il professor Pregliasco. “Riposo e idratazione restano parte integrante della gestione della malattia e aiutano anche a non contagiare gli altri”. “L’antibiotico, invece, va assunto solo su indicazione de/ medico e in presenza di una
sovrainfezione batterica: usarlo impropriamente non aiuta contro i virus e favorisce l’antibiotico-resistenza”, precisa Pregliasco. “Allo stesso modo, una febbre alta non è di per sé un motivo per recarsi in Pronto Soccorso, che va riservato ai reali segnali di allarme, soprattutto negli anziani e nei soggetti fragili”, conclude.
Vaccinazione, adesione in calo. Cresce il ruolo della farmacia
Sul fronte della prevenzione vaccinale, poco più del 20% degli italiani dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza nell’ultimo anno, un dato dimezzato rispetto al 2021. L’adesione è più alta tra gli over 60 (38%), che si affidano soprattutto al medico di famiglia, mentre la farmacia è il principale punto di riferimento per i più giovani. Guardando avanti, 1 italiano su 3 intende vaccinarsi nella prossima stagione (1 su 2 tra gli over 60), in calo rispetto al 2022: nelle intenzioni si rafforza il ruolo della farmacia come punto di accesso immediato.
“Vaccinarsi non significa avere la certezza di non ammalarsi’, ribadisce Pregliasco. “Il valore del vaccino sta soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare nei soggetti vulnerabili”.
“Quest’anno il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19 e, per gli anziani e le persone a rischio, l’appuntamento diventa l’occasione per valutare anche altre protezioni, dallo pneumococco alle strategie contro l’RSV”, evidenzia il virologo. “L’obiettivo è sfruttare ogni occasione utile per proteggere i più fragili, senza considerare la vaccinazione come un appuntamento isolato”.
Farmacia sempre più centrale
La farmacia si conferma un punto di accesso sempre più rilevante. Oggi il 12% degli italiani si vaccinano in farmacia contro l’influenza, ma il dato cambia con l’età: è il riferimento per il 17% degli under 35, contro appena il 4% degli over 60, ed è relativamente più utilizzata dagli uomini (14%) rispetto alle donne (9%). Guardando alle intenzioni per la prossima stagione, si rafforza il ruolo della farmacia come presidio sanitario di prossimità per la vaccinazione. “Il farmacista è spesso il primo punto di riferimento accessibile per chi ha un
disturbo lieve”, ricorda il Prof. Pregliasco. “Può consigliare sull’uso corretto dei farmaci di automedicazione, verificare dosaggi e possibili interazioni -un aspetto essenziale per g/i anziani e per chi assume più terapie- e orientare la persona su quando è opportuno rivolgersi al medico.
Il calo dell’attenzione dopo il Covid
“Dopo la pandemia una parte dell’attenzione verso la prevenzione si è progressivamente ridotta e si osserva una certa stanchezza, particolarmente evidente sul fronte vaccinale. Il punto è trovare un equilibrio: non tornare allaa percezione di emergenza permanente degli anni pandemici, ma nemmeno dimenticare che influenza, Covid e RSV possono avere conseguenze impottanti nelle persone vulnerabili. Disinformazione e fake news restano un ostacolo alla prevenzione e alla corretta gestione dei sintomi. “Un cittadino più informato contribuisce anche alla sostenibilità del Ssn”, afferma ancora il Professore. “Sapere quando gestire da soli un disturbo lieve, quando chiedere consiglio al farmacista, quando rivolgersi al medico e quando serve davvero il Pronto Soccorso significa usare meglio le risorse”.
Le raccomandazioni per la stagione 2026-2027
– Vaccinarsi quando indicato
– Uso responsabile dei farmaci di automedicazione: i sintomi lievi
– Antibiotici solo su indicazione medica
– Ricorso appropriato ai servizi sanitari: il Pronto Soccorso va riservato ai reali segnali di allarme, evitando accessi impropri che contribuiscono al sovraffollamento.
– Attenzione mirata per ogni fascia d’età
– Prevenzione quotidiana: lavarsi spesso le mani, arieggiare regolarmente gli ambienti e mantenere uno stile di vita sano contribuiscono a ridurre la diffusione dei virus e il rischio di complicanze.
