Cambiamento climatico e fulmini: un pericolo crescente anche in Italia

I fulmini sono scariche elettriche naturali che si verificano durante i temporali tra le nubi o tra le nubi e il suolo, generate da accumuli di cariche elettriche nell’atmosfera e caratterizzate da un’intensa emissione di luce e calore.

L’Italia non è tra i Paesi più colpiti dai fulmini: questi cadono con maggiore frequenza nelle zone tropicali e soggette a eventi meteorologici estremi. Tuttavia, il riscaldamento globale sta aumentando la probabilità di temporali anche nel nostro territorio. Tra il 2000 e il 2010 in Europa si sono registrati 10.262 eventi meteorologici estremi, mentre tra il 2010 e il 2019 il numero è salito a 102.536, tra tempeste, bombe d’acqua e uragani.

Il caldo intenso favorisce l’evaporazione dell’acqua e la formazione di nubi temporalesche, che spesso producono violente scariche elettriche, soprattutto nelle regioni alpine, appenniniche e lungo le zone collinari. È proprio durante questi mesi che aumentano gli episodi di temporali improvvisi, rendendo fondamentale conoscere le misure di sicurezza per proteggersi da questi eventi potenzialmente letali.

La maggior parte delle scariche non è fatale: in nove casi su dieci chi viene colpito sopravvive. La corrente generata da un fulmine può superare i 100.000 ampere, ma la durata brevissima (da 10 a 100 millisecondi) fa sì che spesso scorra in superficie, provocando ustioni sulla pelle o sui vestiti. Il pericolo aumenta se la corrente attraversa il corpo, causando arresto cardiaco, fibrillazione atriale o danni al sistema nervoso e respiratorio.

Chi sopravvive può comunque riportare conseguenze significative: alterazioni a lungo termine dell’elettrocardiogramma, pressione sanguigna alta per mesi, ustioni localizzate in punti di contatto con metalli o zone sudate. Problemi oculari come la cataratta possono manifestarsi da due giorni fino a quattro anni dopo l’evento, mentre l’onda d’urto può danneggiare il timpano o compromettere l’udito. Non sono rari neppure danni neurologici, perché la corrente tende a percorrere i tessuti nervosi, che offrono poca resistenza.

Cosa fare e cosa non fare durante un temporale, i consigli dell’Iss

I fulmini colpiscono più facilmente obiettivi isolati. Per questo è fondamentale non esporsi su cime, creste, alberi isolati, ripetitori o pali metallici. Le aree aperte come campi, prati, laghi o piscine sono particolarmente rischiose.

I rifugi più sicuri sono edifici robusti, preferibilmente lontani da finestre e porte, oppure veicoli con tetto rigido e portiere chiuse. Anche  grotte profonde possono offrire protezione se sufficientemente distanti dall’ingresso.

In montagna o all’aperto bisogna evitare di ripararsi sotto un albero o in un bosco: gli alberi sono infatti particolarmente esposti ai fulmini. Se poi l’albero è isolato, il rischio di essere colpiti è ancora maggiore.
Oltre che dagli alberi, è consigliabile stare lontano dai pali (anche quelli delle fermate degli autobus) e dai muri: un fulmine li può far crollare, del tutto o in parte. La cosa migliore, consiglia l’Istituto Superiore di Sanità attraverso il portale EpiCentro, se non è possibile mettersi al coperto, è stare in uno spazio aperto, lontano da oggetti appuntiti o metallici (compresi ombrelli, bastoni e piccozze).
Meglio evitare di parlare al cellulare, soprattutto se l’apparecchio ha l’antenna.

In casa, non fare la doccia o il bagno, non lavare panni, staccare gli elettrodomestici e non usare il telefono fisso. La corrente dei fulmini segue percorsi conduttivi come tubature d’acqua o fili metallici, quindi ogni contatto aumenta il rischio.

Al mare, uscire immediatamente dall’acqua e rifugiarsi lontano dalla riva. In montagna, non cercare riparo sotto alberi isolati o creste, né restare in prati aperti.

L’auto è un posto sicuro: è una gabbia metallica che scarica l’eventuale fulmine sulle gomme (è l’effetto noto come gabbia di Faraday).
Bisogna però evitare di toccare l’autoradio e le parti metalliche dell’abitacolo.

In barca, meglio attraccare in porto o allontanarsi dal temporale: l’albero maestro attira fulmini, quindi il cavo dell’ancora deve essere buttato a mare.

L’aereo è un mezzo sicuro: è dotato di dispositivi di sicurezza e di solito vola al di sopra delle nuvole temporalesche. In treno non si corrono rischi. Anche treno e funivia si comportano come una gabbia di Faraday, isolando chi vi si trova all’interno.

In campeggio, spiega ancora l’Iss, meglio stare fuori della tenda piuttosto che dentro ed evitare di toccare i paletti metallici. Il camper e la roulotte sono invece luoghi sicuri, dove comunque valgono le stesse regole di sicurezza della casa e dell’automobile.

Posizione di sicurezza e distanziamento

Quando ci si trova all’aperto, è consigliabile allontanare oggetti metallici e assumere la cosiddetta posizione di sicurezza: sedersi accucciati con piedi uniti, isolandosi dal terreno con un cuscino o un oggetto asciutto (es. un pacco). In piedi, piedi uniti e ginocchia leggermente piegate riducono i punti di contatto. Se in gruppo, distanziare le persone di almeno sei-dieci metri per evitare colpi di rimbalzo.

 

Related posts