Quale sarà il futuro della salute?

“Fare previsioni è sempre difficile: soprattutto per ciò che riguarda il futuro”. Così diceva il fisico danese Niels Bohr, premio Nobel nel 1922. Ma lo sappiamo molto bene che avere un’idea di come evolverà la vita e di come cambierà il mondo è qualcosa che affascina molto. Per esempio, McKinsey ha effettuato una ricerca molto ampia sul tema del futuro della salute e del benessere, in cui ha intervistato 9.000 consumatori dagli Stati Uniti alla Cina, passando per l’Europa.

Roberto Valente

“The future takes shape: five dimensions of tomorrow’s wellness economy” analizza l’evoluzione della wellness economy globale e individua cinque grandi aree, che ne guideranno lo sviluppo nei prossimi anni. Il benessere non è più inteso come semplice assenza di malattia, ma come un insieme di comportamenti, prodotti e servizi che migliorano la qualità della vita nel lungo periodo. Il mercato globale del wellness vale oggi circa 2.000 miliardi di dollari e continua a crescere a ritmi sostenuti, trainato da consumatori sempre più consapevoli, giovani e disposti a investire sulla propria salute fisica e mentale.

La prima dimensione è il fitness e la salute fisica. L’attività motoria è sempre più vissuta come parte dell’identità personale e non soltanto come prevenzione. La seconda dimensione riguarda nutrizione e gestione del peso: cresce la domanda di alimenti funzionali, integratori, piani nutrizionali personalizzati e soluzioni per il controllo del peso, con un’attenzione crescente alla base scientifica dei prodotti. La terza dimensione è il sonno, considerato un pilastro fondamentale del benessere: aumentano soluzioni per migliorare la qualità del riposo e per gestire stress e burnout. La quarta dimensione è il benessere mentale ed emotivo, che include mindfulness, gestione dello stress, salute mentale e resilienza psicologica. La quinta dimensione riguarda bellezza, aspetto esteriore e healthy aging, con un focus su vitalità, prevenzione dell’invecchiamento e qualità della vita nel tempo.

Per la farmacia queste tendenze (ce lo siamo già detti) rappresentano un’opportunità strategica. La farmacia è già un presidio di salute di prossimità, basato sulla fiducia e sulla competenza professionale e può diventare un punto di riferimento anche nella wellness economy. Integratori, nutraceutici, dispositivi per il monitoraggio della salute, prodotti per il sonno, dermocosmesi e soluzioni per il benessere mentale possono essere inseriti in percorsi strutturati, supportati dal consiglio del farmacista. Secondo McKinsey, i consumatori cercano sempre più soluzioni integrate e personalizzate: la farmacia può rispondere offrendo consulenze, screening, educazione sanitaria e programmi di prevenzione.

Un elemento chiave è la credibilità scientifica. In un mercato affollato da offerte digitali e messaggi spesso confusi, la farmacia può distinguersi valorizzando evidenze cliniche, appropriatezza d’uso e personalizzazione. Inoltre, l’approccio olistico al benessere è coerente con l’evoluzione del ruolo del farmacista, sempre più orientato alla presa in carico del paziente e non alla semplice dispensazione del prodotto.

Questo è particolarmente rilevante nel contesto italiano, caratterizzato da una popolazione che invecchia, da una crescente prevalenza di patologie croniche e da un Servizio sanitario nazionale sotto pressione. La farmacia territoriale può agire come primo punto di accesso per bisogni di salute e benessere, intercettando precocemente i segnali di rischio e indirizzando correttamente il cittadino. In questo scenario, investire nella wellness economy non significa allontanarsi dalla missione sanitaria, ma rafforzarla, contribuendo a una prevenzione più efficace e a una maggiore sostenibilità del sistema. La capacità di integrare prodotto, servizio e relazione sarà quindi il vero fattore competitivo della farmacia del futuro. In modo concreto e misurabile.

di Roberto Valente

 

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