Farmaci & italiani: consumi e patologie secondo OsMed

L’ultimo Rapporto OsMed elaborato dall’Aifa permette, tra le altre preziose informazioni che fornisce, anche di fotografare come gli italiani si curano e si rapportano nei riguardi del farmaco. Risulta così, per esempio, che ogni mille abitanti vengono consumate ogni giorno più di 1.100 dosi di medicinali, tra antidolorifici, ansiolitici e vitamina D, segno che gli italiani soffrono soprattutto di acciacchi, di stress e di fragilità ossea. E se in farmacia domina l’automedicazione e la distribuzione di Sop e Otc contro i piccoli malesseri, negli ospedali, invece, aumenta la spesa per le cure oncologiche.

Sono dati che non soltanto permettono d’individuare la qualità e l’entità dei principali disturbi della popolazione, ma anche di fotografare le mode terapeutiche e, nel contempo, anche le nostre fragilità quotidiane, rappresentando così un popolo sempre più anziano, alquanto acciaccato e che, nonostante siamo il “Paese del sole”, soffre di mal di schiena, di artrite e artrosi.

Ma vediamo un po’ più nel dettaglio quali sono i bisogni e quali i rimedi farmacologici che gli italiani dimostrano di privilegiare, partendo dalle farmacie e passando poi agli ospedali, e soffermandoci poi sulle principali patologie e sulle caratteristiche dei consumatori.

Cosa esce dalla farmacia

Al vertice dei consumi rimborsati dal Servizio sanitario nazionale troviamo i farmaci per l’apparato cardiocircolatorio e la circolazione sono al vertice, in particolare Atorvastatina e Pantoprazolo, seguiti da colecalciferolo, la vitamina D tanto usata soprattutto dalle donne. Dalle tasche del cittadino, e quindi in Classe C, la pole position dei consumi è garantita dagli antinfiammatori e dagli antidolorifici e così Ibuprofene, Diclofenac e Paracetamolo risultano i più venduti.

Va precisato che i farmaci di automedicazione (Sop e Otc) risultano in leggera discesa in confezioni vendute (-1,7%), ma si assicurano valori in leggero incremento, grazie agli aumenti di prezzo, che assicurano pur sempre una torta di centinaia di milioni di euro. Gli italiani, infatti, comperano meno confezioni, ma scelgono innanzitutto gli antinfiammatori e i decongestionanti nasali, tipo la Nafazolina, e puntano su prodotti specifici contro i dolori articolari, il mal di gola e i disturbi stagionali. In ogni modo, il Rapporto OsMed testimonia che l’autocura è ormai parte stabile delle abitudini domestiche, al confine tra prevenzione e abitudine.

Negli ospedali aumenta la spesa

Ben diversa la situazione sul fronte ospedaliero, dove la spesa cresce a vista d’occhio: 17,8 miliardi di euro (+10% rispetto al 2023). In pole position qui troviamo i farmaci oncologici e immunoterapici: per esempio, Pembrolizumab e Daratumumab da soli valgono oltre un miliardo di euro. Ottima la performance anche della Semaglutide, nata per il diabete ma sempre più usata per il controllo del peso, diventata simbolo di una nuova frontiera della medicina (e del desiderio di una migliore forma fisica).

I principali disturbi

Il Rapporto Aifa registra poi un aumento dei consumi di antidepressivi e ansiolitici, con una crescita a doppia cifra per molecole come Sertralina e Duloxetina. Aumentano anche le prescrizioni di Pregabalin, usato contro dolore neuropatico, ma spesso legato a disturbi d’ansia. A vedere questi consumi si ricava l’idea che gli italiani dormano poco, siano ansiosi e non riescano a gestire lo stress. Inoltre, gli alti consumi sia di Colecalciferolo (vitamina D), sia di Levotiroxina per la tiroide, dimostrano come siano soprattutto le donne le principali protagoniste delle terapie croniche e preventive.

I grandi consumatori: gli anziani

Sono loro i grandi utilizzatori dei farmaci, con una spesa media pari a 570,2 euro (621,6 nei maschi e 529, 5 nelle donne), in aumento del +1,2% rispetto all’anno precedente. Per entrambi i sessi, all’aumentare dell’età si assiste a un progressivo incremento del numero di principi attivi assunti: il 68,1% degli over65 ha ricevuto prescrizioni di almeno 5 diverse sostanze (politerapia) nel corso del 2024 e circa uno su tre (28,3%) ha assunto almeno 10 principi attivi diversi. I consumi poi crescono con l’aumentare dell’età: tra gli 85 e gli 89 anni si raggiunge il picco del 43,7%, quasi uno su due.

La politerapia poi immancabilmente s’accompagna con la scarsa aderenza del paziente alle prescrizioni, causa della non efficacia delle terapie farmacologiche. Così la popolazione anziana è più a rischio e ne soffre anche il Ssn, per l’aumento dei costi legato a consumi non congrui. Le maggiori criticità nell’aderenza alla cura si registrano per gli antidepressivi e gli antidiabetici, mentre minori criticità si verificano per i farmaci contro l’osteoporosi, per l’ipertrofia prostatica benigna, per gli antiaggreganti, anticoagulanti e antipertensivi.

I bambini tra antibiotici e psicofarmaci

I problemi non mancano neppure tra i più piccoli: oltre 4,6 milioni di bambini e adolescenti hanno ricevuto almeno una prescrizione nel 2024. Gli antibiotici restano i più diffusi -in testa l’Amoxicillina/Acido clavulanico- ma cresce anche l’uso di psicofarmaci pediatrici (+9% rispetto l’anno precedente), per disturbi dell’attenzione e dell’umore. Ecco un segnale di crescente disagio anche nelle nuove generazioni.

In conclusione, il Rapporto OsMed ci rappresenta -dall’analisi effettuata da “Quotidiano Sanità- un Paese resistente ma stanco, attento alla salute, ma incline all’automedicazione, tradizionale in farmacia, ma tecnologico in ospedale. Curiamo il cuore, l’ansia e la solitudine, combattiamo il dolore con l’Ibuprofene e la malinconia con la Sertralina e, per la nostra fragilità ossea, o quando manca il sole, ci affidiamo alla vitamina D.

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