Per decenni lo Spazio è stato utilizzato come laboratorio per studiare gli effetti della microgravità sul corpo umano e sui processi biologici. Oggi, però, la prospettiva sta cambiando radicalmente: l’orbita terrestre non è più considerata soltanto un luogo dove svolgere esperimenti scientifici, ma potrebbe diventare una vera e propria piattaforma produttiva per farmaci, terapie avanzate e materiali biologici. Una sfida che coinvolge aziende farmaceutiche, biotech, agenzie spaziali e autorità regolatorie di diversi Paesi.
Alla base di questo interesse c’è una caratteristica unica dell’ambiente spaziale: la microgravità. In assenza del peso che agisce sulla Terra, cellule, proteine e altre particelle biologiche si comportano in modo differente. I processi di aggregazione e cristallizzazione possono avvenire con una maggiore uniformità, creando condizioni difficilmente replicabili nei laboratori terrestri. È proprio questa peculiarità che alimenta la speranza di ottenere prodotti biologici con caratteristiche qualitative superiori rispetto a quelli realizzati attraverso i processi tradizionali.
Le ricerche non sono più soltanto teoriche. Negli ultimi anni la Msd ha utilizzato i risultati ottenuti sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) per contribuire allo sviluppo della formulazione sottocutanea di pembrolizumab, uno dei più importanti farmaci oncologici oggi disponibili. Si tratta di uno dei casi più significativi che dimostrano come gli studi in microgravità possano avere ricadute concrete sulla pratica terapeutica.
Anche il settore della medicina rigenerativa guarda con crescente interesse alle opportunità offerte dall’orbita. La società Auxilium Biotechnologies, per esempio, ha sperimentato sulla Iss l’impiego di una biostampante capace di produrre strutture contenenti cellule umane di fegato, rene e cartilagine. Per ora si tratta di prototipi sperimentali, ma l’obiettivo a lungo termine è arrivare a sviluppare tessuti biologici utilizzabili in ambito terapeutico e rigenerativo.
Se finora la ricerca si è svolta prevalentemente sulla Stazione spaziale internazionale, il futuro potrebbe essere rappresentato dalle nuove stazioni spaziali commerciali. Aziende come Starlab, Vast e Axiom Space stanno sviluppando infrastrutture private destinate a raccogliere il testimone della Iss, che si avvia verso la conclusione della propria missione operativa. L’obiettivo è rendere più frequenti, automatizzati e soprattutto economicamente sostenibili gli esperimenti e le attività produttive in orbita.
Logistica: dallo spazio alla Terra
Uno dei problemi più rilevanti riguarda infatti la logistica. Non basta produrre un farmaco nello Spazio: occorre anche riportarlo sulla Terra in condizioni di sicurezza. Per questo stanno nascendo soluzioni dedicate. L’azienda lussemburghese Space Cargo ha sviluppato il sistema BentoBox, pensato per il trasporto e il rientro di materiali dall’orbita, con una capacità che può arrivare fino a una tonnellata di carico. Un elemento essenziale per costruire una vera filiera industriale spaziale.
L’Europa sta cercando di ritagliarsi un ruolo da protagonista in questa corsa. Un esempio è il progetto Spactory, finanziato dall’Unione europea e coordinato da SpacePharma. L’iniziativa punta a sviluppare una piattaforma automatizzata e miniaturizzata per la produzione di farmaci in microgravità, concentrandosi in particolare sulla cristallizzazione degli anticorpi monoclonali. Il progetto mira a dimostrare la possibilità di produrre nello Spazio un anticorpo monoclonale e di gettare le basi per una futura produzione farmaceutica su scala industriale.
Accanto alle sfide tecnologiche emerge però una questione cruciale: quella regolatoria. Come certificare un farmaco prodotto a centinaia di chilometri dalla superficie terrestre? Come garantire qualità, tracciabilità e conformità agli standard richiesti per l’autorizzazione all’immissione in commercio? Il primo Paese a muoversi concretamente è stato il Regno Unito, dove nel 2026 UK Space Agency, Mhra, Regulatory Innovation Office e Civil Aviation Authority hanno avviato un percorso specifico per definire regole e linee guida dedicate alla produzione farmaceutica in orbita. Negli Stati Uniti, invece, il quadro appare ancora in evoluzione e non esiste per ora un percorso normativo equivalente condiviso da Fda e Nasa.
La direzione, tuttavia, sembra ormai tracciata. Se fino a pochi anni fa produrre medicinali nello Spazio appariva materia da romanzi di fantascienza, oggi governi, imprese e agenzie regolatorie stanno lavorando per trasformare questa visione in una realtà industriale. Resta da capire se i vantaggi offerti dalla microgravità riusciranno a compensare i costi ancora elevati delle operazioni spaziali.
