Longevity e cryonics: tra scienza, moda e scommessa sul futuro

Sì, lo sappiamo, negli ultimi anni la parola “longevity” è diventata onnipresente (fin quasi ad annoiarci): la si trova su etichette di integratori, titoli di podcast, claim di centri estetici… Un concetto scientificamente fondato (l’estensione della “healthspan”, gli anni vissuti in buona salute) che, però, viene spesso citato a sproposito, diluito in promesse generiche senza alcun riscontro nei dati.

Roberto Valente

Dietro al rumore, però, la sostanza c’è. I pilastri su cui converge la ricerca restano sorprendentemente semplici: alimentazione mediterranea e ricca di vegetali, movimento fisico regolare, qualità del sonno, gestione dello stress e relazioni sociali solide. Non a caso le popolazioni più longeve al mondo, quelle delle Blue Zones, da Okinawa alla Sardegna, condividono proprio questi elementi, più che protocolli sofisticati. La versione “scientifica” della longevity moderna aggiunge a questo zoccolo duro strumenti di precisione: test dei biomarcatori e integratori a evidenza solida come vitamina D, omega-3, creatina e magnesio.

È ormai nota ai più (perlomeno a chi si interessa di questi argomenti) la vicenda di Bryan Johnson, il volto più mediatico della longevity: ex fondatore di Braintree, che oggi investe milioni l’anno nel suo protocollo Blueprint, pubblica i propri dati biologici e ha lanciato un programma da un milione di dollari per chi vuole il suo identico regime (oltre 100 integratori ogni giorno, dieta vegana ferrea, 8 ore di sonno al giorno, rigorosamente nella stessa fascia oraria, allenamento quotidiano, test diagnostici regolari e financo l’infusione di plasma prelevato da suo figlio).

Ma, se la longevity lavora durante la vita, la “cryonics” nasce da una domanda diversa: cosa fare se si muore prima che la scienza risolva l’invecchiamento? La crioconservazione consiste, dunque, nel preservare il corpo (o più spesso soltanto il cervello) a temperature criogeniche (circa -196°C) subito dopo la morte legale, tramite la vitrificazione, una tecnica che impedisce la formazione di cristalli di ghiaccio distruttivi per le cellule. L’idea è “congelare il tempo” nella speranza che una medicina futura possa un giorno riparare e rianimare il paziente.

Ne ho parlato di recente con una persona conosciuta al Life Summit di Berlino, la quale mi ha detto di essersi già prenotata per questo servizio. Mi ha raccontato i costi concreti: circa 80-90.000 dollari per la sola conservazione del cervello, fino a 220.000 dollari per il corpo intero, cifre che molti coprono con polizze vita dedicate. È una scommessa dichiaratamente speculativa: persino i ricercatori del settore ammettono che le probabilità di una rianimazione riuscita restano, a oggi, remote. Ma per chi ci crede, è “un’ambulanza verso il futuro”: meglio una possibilità piccola che nessuna possibilità. Ed è proprio ciò che mi risposto questa persona dopo che io, con faccia stupita e ingenua gli ho chiesto: “ma perché”?

Il tema della longevità o immortalità ha varcato anche la sfera geopolitica: un microfono acceso ha colto Putin e Xi Jinping discutere di trapianti d’organo e della possibilità di vivere fino a 150 anni, mentre la Russia ha destinato miliardi di rubli alla ricerca sull’invecchiamento. E persino Elon Musk, storicamente scettico sui rischi sociali di un’umanità che non muore più, ha recentemente definito l’invecchiamento “un problema molto risolvibile”, pur restando ambivalente: teme che vite troppo lunghe possano “irrigidire” la società, bloccando il rinnovamento delle leadership (e come dargli torto!).

Tra chi insegue l’immortalità con miliardi di dollari e chi si affida al gelo come ultima scommessa, forse la prospettiva più sana resta un’altra. La sintetizza bene una frase del fotografo Anton Corbijn, che vale la pena portare con sé: “Creare è combattere la mortalità, sopravvivere a te stesso nelle tue creazioni. Ho imparato a non guardare più così lontano. Soltanto oggi, forse domani, non a dieci anni di distanza. Fai le cose che hanno senso per te ora”.

di Roberto Valente

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