Il coinvolgimento attivo del farmacista di comunità nella gestione della terapia con metadone e buprenorfina può rendere l’assistenza più accessibile, migliorare la qualità di vita dei pazienti e mantenere risultati clinici sovrapponibili alla presa in carico tradizionale.

Il progetto Epic-Matod, pubblicato su “Research in Social and Administrative Pharmacy”, ha coinvolto pazienti in trattamento per dipendenza da oppioidi, seguiti per sei mesi con controlli periodici effettuati direttamente dal farmacista. Durante gli incontri venivano monitorati aderenza, condizioni fisiche e psicologiche, eventuali effetti indesiderati e difficoltà quotidiane nella gestione della terapia, con segnalazioni e proposte di modifica, poi discusse con il medico prescrittore.
L’esito principale dello studio era la permanenza in terapia, considerata uno dei fattori più importanti per ridurre overdose e complicanze. I risultati mostrano che, dopo 26 settimane, il 97,2% dei pazienti seguiti dal farmacista era ancora in trattamento, rispetto all’89,8% del gruppo in assistenza usuale. Anche gli altri indicatori clinici, come consumo di oppiacei o benzodiazepine, condizioni fisiche e salute mentale, non hanno evidenziato differenze significative tra i gruppi, indicando che l’integrazione del farmacista nel monitoraggio clinico mantiene standard di sicurezza ed efficacia comparabili alla cura usuale.
Più soddisfazione e cure più vicine
I benefici del modello emergono soprattutto nell’esperienza quotidiana dei pazienti. Chi è stato seguito dal farmacista ha riferito maggiore soddisfazione, una percezione di benessere più elevata e un rapporto più diretto e continuativo con il professionista sanitario, grazie a colloqui più approfonditi e a un supporto costante. Anche l’accessibilità è migliorata in modo concreto, in quanto effettuare i controlli direttamente in farmacia ha dimezzato gli spostamenti, con distanze medie di circa 6 chilometri contro i 12 necessari per raggiungere l’ambulatorio medico. Questo ha significato meno tempo perso e meno ostacoli alla regolarità delle cure.
Anche dal punto di vista economico il servizio appare sostenibile. Il costo stimato è di circa 14.900 dollari australiani per ogni anno di vita in buona salute guadagnato, valore inferiore alle soglie comunemente accettate per definire un intervento costo-efficace. Restano, però, alcune criticità pratiche, come il carico di lavoro dei farmacisti, la mancanza di sistemi informatici condivisi per lo scambio di dati clinici e la necessità di un compenso specifico per il tempo dedicato alle attività assistenziali.
Limiti e prospettive future
Lo studio ha coinvolto un numero limitato di partecipanti e si è svolto in un’unica area geografica, ma dimostra che un modello di gestione condivisa è concretamente realizzabile e ben accettato. Ulteriori ricerche su più ampia scala potranno confermare questi risultati e definire meglio il ruolo del farmacista nei percorsi di trattamento delle dipendenze.
Fonte: Nielsen S, Graham F, Hadi MH, et al. A multisite pilot type 2 hybrid implementation-effectiveness trial of a community pharmacist-led model of collaborative care for Medication Assisted Treatment for Opioid Dependence: outcomes of the EPIC-MATOD trial. Research in Social and Administrative Pharmacy. 2026;22:292–310. https://doi.org/10.1016/j.sapharm.2025.10.009
di Paolo Levantino
