Aderenza terapeutica: una sfida aperta, il farmacista in prima linea

L’aderenza terapeutica continua a rappresentare uno dei maggiori nodi irrisolti nella gestione delle patologie croniche. I dati più recenti, infatti, mostrano un quadro preoccupante: sebbene il 75% dei pazienti dichiari di seguire correttamente le terapie, solamente il 36% risulta realmente aderente ai trattamenti. Un divario importante, che evidenzia quanto la percezione soggettiva non coincida con la pratica quotidiana.

Le ragioni di questa scarsa aderenza sono molteplici e spesso intrecciate. Dalla mancata comprensione delle indicazioni terapeutiche agli effetti collaterali, dalla semplice dimenticanza fino alle difficoltà economiche e organizzative: il percorso di cura non è mai lineare, soprattutto per chi convive con una condizione cronica. Le conseguenze, tuttavia, sono ben note: aumento delle complicanze, peggioramento della patologia, rischio di ospedalizzazioni e, più in generale, un importante aggravio per l’intero sistema sanitario.

In questo scenario, la sanità territoriale e la farmacia dei servizi assumono un ruolo cruciale. Accanto al medico prescrittore, il farmacista rappresenta infatti la figura professionale più prossima al cittadino, spesso l’unica con cui il paziente interagisce con regolarità. Ed è proprio nella continuità di questo rapporto che risiede una grande opportunità: intercettare difficoltà, colmare dubbi, verificare la corretta comprensione della terapia e, quando necessario, orientare il paziente verso ulteriori approfondimenti clinici.

La farmacia, inoltre, può diventare luogo privilegiato di prevenzione e sensibilizzazione. Ne è un esempio la campagna “Ricordati di te!”, promossa dalla catena Dr. Max con il supporto scientifico di Fadoi. Attraverso un questionario sulla propria aderenza terapeutica, accessibile tramite Qr code, i pazienti sono invitati a riflettere sulla gestione quotidiana dei farmaci e a confrontarsi con il farmacista per ricevere consigli pratici e personalizzati. Un modello semplice ma efficace, che mette al centro la partecipazione attiva e consapevole del cittadino.

Con l’invecchiamento della popolazione e il crescente peso delle malattie croniche, il tema dell’aderenza è destinato a diventare sempre più centrale. Per questo la farmacia territoriale può, e deve, giocare un ruolo determinante: monitorare, educare, sostenere. Non soltanto per migliorare gli esiti clinici, ma anche per rendere più efficiente l’intero percorso di cura.

In definitiva, favorire l’aderenza terapeutica significa promuovere salute. E il farmacista, grazie alla sua capillarità, vicinanza ai cittadini e competenza professionale, è uno degli attori più importanti per trasformare questo obiettivo in un risultato concreto.

La grande sfida dell’aderenza terapeutica

Le indagini più aggiornate confermano che l’aderenza terapeutica in Italia resta un problema sanitario critico:

  • Solo il 50% circa dei pazienti segue in modo costante e appropriato le terapie prescritte – L’altra metà si distribuisce tra chi salta raramente le dosi (35,6%), chi lo fa occasionalmente (11,5%) e un residuo 1,5% che non segue affatto la terapia.
  • Pesanti i rischi per i pazienti non aderenti – Risultano spesso fragili, anziani, con basso livello socio‑culturale e scarsa rete familiare. La comorbidità è uno dei fattori più influenti sulla mancata adesione.
  • Alti costi sanitari – La scarsa aderenza pesa sul Ssn per circa 2 miliardi di euro l’anno, per ricoveri, complicanze e peggioramento dei quadri clinici.
  • Rapporto OsMed 2024 – Evidenzia un incremento del problema: emerge infatti un aumento del 2% della bassa aderenza rispetto al 2023, con valori peggiori registrati negli over85 e nelle donne.
  • Le patologie più a rischio. Le categorie patologiche più rappresentate tra i pazienti coinvolti negli studi comprendono: metaboliche e reumatologiche (39,1%), cardiovascolari (29,1%). Questi soprattutto sono gli ambiti che richiedono terapie continuative e complesse.

 

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